DARKANE – Rusted Angel

Pubblicato il 11/05/2019 da
voto
9.0
  • Band: DARKANE
  • Durata: 00:40:42
  • Disponibile dal: 12/10/1999
  • Etichetta: War Music
  • Distributore: Audioglobe

Lo scoccare dei vent’anni di “Rusted Angel” permette di fare una dovuta e serena riflessione su un periodo importante del metal estremo. Ci guardiamo indietro, e lo facciamo assumendo il punto di vista di chi ha vissuto quell’epoca nell’età migliore per formare dentro di sé un’idea pura, quasi eroica della musica, vissuta negli anni adolescenziali per tutti coloro che oggi navigano verso i quaranta e alle porte del terzo millennio vennero travolti, chi più chi meno, da quest’orda di speedkiller in arrivo dalla Svezia. Mentre l’ala di Göteborg già stava mutando i contorni primevi del death melodico e dava il via a contaminazioni che, ora lo sappiamo, hanno in taluni casi portato a uno stravolgimento totale degli input di partenza, altrove si affilavano le armi per riattaccare la spina con l’approccio spietato del thrash ottantiano, imbelvito e sporcato dagli untori death metal di inizio decennio dei Novanta. Cosa accadde allora? Molto semplicemente, un thrash feroce ed elaborato andò a fondersi con la brutale intransigenza del death, infondendo in ultimo dosi di melodia variabili a seconda di quanto si volesse mediare fra finezza e impatto lacerante. In questo crogiolo di assatanati, spiccavano sicuramente Soilwork e Darkane, autori degli album-simbolo di quella breve epopea. Se la creatura di Björn ‘Speed’ Strid è quella che ha goduto del successo commerciale migliore, smarcandosi dai riferimenti di partenza nel giro di un paio di uscite, per dedicarsi a sonorità più catchy e meglio assimilabili da ampie fette di pubblico, i Darkane sono rimasti metaller tutti d’un pezzo, confinati per l’intera carriera nella propria nicchia di thrash-death tecnico, furente, tipicamente svedese ma senza abbandonarsi pervicacemente alla nostalgia. Pur sfornando altre opere degne in carriera, che complessivamente meriterebbero un lavoro di approfondimento e maggior considerazione da parte dell’uditorio, l’esordio rimane ineguagliato. Tutt’oggi fresco, un indomito massacro che si rivela coi prodromi del classico – quale poi in effetti diventerà – e si staglia oggi tra i momenti iconici di un certo percorso evolutivo del metal tutto.
Il tupa-tupa ‘alla svedese’, un ritmato scoppiettare della batteria tanto rigido quanto distintivo di quella scuola di pensiero, nel caso del quintetto di Helsingborg andava a prendere derive più complesse, denotando un quoziente intellettivo applicato al metal assai elevato e una strisciante vena sperimentale. Quella che irrora di un rigagnolo sci-fi alcune sfumature di suono e l’inconfondibile filtro vocale applicato alla tracimante prova al microfono di Lawrence Mackrory. Il quale uscirà presto di scena e farà ritorno nel ruolo di frontman solo parecchi anni più tardi, in una parabola di eterno ritorno dal giro ampissimo. “Rusted Angel” sposa la causa della frenesia e dell’attacco costante, piede sull’acceleratore e avanti tutta, come in quegli anni si usava fare, senza guardarsi indietro e sputando l’anima dal primo all’ultimo secondo. I Darkane però non lesinavano nemmeno in melodia, frutto di un chitarrismo che sul piano solistico riecheggiava la pulizia del power metal coevo, virandola a grovigli di note ben più temibili ma molto nitidi. Riascoltando oggi con orecchio attento e ‘clinico’ il manufatto inaugurato dalla fosca copertina a tema femmineo-tecnologico-omicida, è evidente che, a differenza della concorrenza, il gruppo teneva in considerazione le arie industrial di fenomeni del momento come Fear Factory, Strapping Young Lad, Red Harvest; il futuro alitava sul collo a brani selvaggi ma cerebrali come “Rape Of Mankind” e “Chase For Existence”.
Il palpitare ritmico, a sua volta, poteva ogni tanto strizzare l’occhio alle contorsioni dei conterranei Meshuggah, pur vertendo su contenuti di ben più agile comprensione. Uomo e macchina paiono dar vita a un cyborg assetato di sangue, che si districa fra groove incendiari, tirate assassine, botta e risposta fra urla velenose e clean vocals, in gradi di urgenza soppesati tramite ignoti algoritmi alieni. Quaranta minuti – durata retrò, a ben vedere – che si godono tutti d’un fiato, pioggia di granate di tale compattezza che ci risulta difficile estrapolare un brano-manifesto. Forse il ricordo più vivido, in sé riassuntivo degli ideali della formazione, è l’eco dei cori, in dissolvenza, in coda alla conclusiva “Frenetic Visions”: l’annunciazione di un nuovo mondo, un’evoluzione verso un modo allora ignoto di intraprendere il metal estremo, unendo il ‘vecchio’ con il ‘nuovo’. Un messaggio ancora oggi valido e che i Darkane portano avanti risolutamente tutt’ora.

TRACKLIST

  1. Intro
  2. Convicted
  3. Bound
  4. Rape of Mankind
  5. Rusted Angel
  6. A Wisdom's Breed
  7. Chase for Existence
  8. The Arcane Darkness
  9. July 1999
  10. Frenetic Visions
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