DARKTHRONE – Arctic Thunder

Pubblicato il 17/10/2016 da
voto
7.5
  • Band: DARKTHRONE
  • Durata: 00:39:23
  • Disponibile dal: 10/14/2016
  • Etichetta: Peaceville
  • Distributore: Audioglobe

Inventori, creatori dello stile che ha definito un intero genere, innovatori di loro stessi un numero impressionante di volte, presenti fin dalla nascita della scena norvegese ed ancora fieri paladini dell’ underground. E’ possibile scrivere dei Darkthrone senza ripetere notizie e luoghi comuni? Si, parlando del loro nuovo disco “Arctic Thunder”. Fenriz (che ha abbandonato tutti gli strumenti per concentrarsi solo sulla batteria) e Nocturno Culto (tornato ad essere l’unico a cantare in tutto il disco) cambiano ancora pelle e, dopo il black and roll, il black/punk, il doom e l’epic metal tornano alle origini, ma (ovviamente) non nel modo che ci si aspetterebbe. Quello che ascoltiamo è un disco dei Darkthrone al 100%, è black metal della seconda ondata eppure non è il quarto capitolo della ‘unholy trinity’ della band. Ma andiamo con ordine: si parte con “Thundra Leech” che ricorda vagamente “Quintessence” (o, comunque, le atmosfere di “Panzerfaust”): un midtempo cupo ed ossessivo dove la voce ci riporta agli Hellhammer, fino alla velocità del refrain che rallenta nuovamente dimostrando come l’ influenza di Tom Warrior sia sempre parte fondante del sound della band. La successiva “Burial Biss” è, invece, più tirata con un main-riff primordiale che riporta alla memoria Bathory e Venom, sempre con l’inconfondibile stile dei Darkthrone ora palesato in modo più chiaro ed evidente. Di tono funereo e notturno, invece, l’arpeggio iniziale di “Boreal Fiends” che sfocia, poi, in una melodia che sembra l’essenza stessa della scuola black norvegese; inizia “Imbred Vermin” e si torna ad un tiro più violento e uptempo, per sprofondare quindi in una lentezza vicina al doom in grado di avvolgerci nella sua pesantezza ed accompagnarci fino alla chiusura del pezzo. La titletrack si appoggia ad una struttura essenziale, a tratti ottantiana, grezza e con una melodia che ricorda quasi i Manilla Road girati al doppio della velocità, mentre con “Throw Me Through The Marshes” si torna ad un classico tempo black ‘darkthtoniano’ che si velocizza nella parte centrale, per poi tornare ai tempi più lenti dell’inizio. “Deep Lake Trespass” ha, invece, un riffing evocativo e vagamente malinconico, sebbene i tempi siano tiratissimi e si trasformino, a tratti, in un thrash istintivo e rabbioso. Si chiude con “The Wyoming Distance”, ancora una volta un black metal piuttosto lento, con le chitarre e la voce che richiamano i primissimi Celtic Frost. Lo stringato track-by-track è giusto per darvi un’idea di massima di cosa contiene “Arctic Thunder”, ma – al di là della fredda cronaca – c’è ovviamente molto di più. Innanzitutto c’è la coerenza granitica dei Darkthrone: il loro ritorno alle origini black metal non è un nuovo “Transilvanian Hunger”, ma è quella musica suonata e rielaborata mantenendo costanza e continuità con tutto quanto fatto in questi (quasi) trent’anni di carriera; il sound è sporco e diretto, grazie alla registrazione curata dalla band che ha suonato interamente a Kolbotn, negli stessi luoghi dove fu registrato “A New Dimension” nel 1988, agli albori della carriera della band. Se siete, come il sottoscritto, fan dei Darkthrone allora non indugiate un secondo di più e procuratevi subito “Arctic Thunder” (ma, probabilmente, già l’avrete fatto), se – invece – non avete amato le derive punk o classic metal delle ultime uscite, potreste qua ritrovare i ‘vecchi’ Darkthrone (ma tenete presente che stiamo parlando di un concentrato di metal anni Ottanta, suonato come solo Fenriz e Nocturno Culto potrebbero fare). Lo spirito, comunque, è più introverso e cupo rispetto agli ultimi dieci anni della produzione del duo norvegese, un disco in cui più che un singolo pezzo spicca l’omogeneità delle otto tracce, le quali hanno una continuità raramente presente nelle ultime release. Può venire da chiedersi, a tratti, come ascolteremmo o giudicheremmo questo “Arctic Thunder” se non ‘beneficiasse’ del marchio di fabbrica “Darkthrone”, ma sarebbe una domanda speciosa: questo mix di black metal norvegese, proto-black, ruvidità ed immediatezza non potrebbe esistere in nessun’altra band. Questo sound (e lo si sente dal primo accordo del disco) porta la firma di Fenriz e Nocturno Culto.

TRACKLIST

  1. Tundra Leech
  2. Burial Bliss
  3. Boreal Fiends
  4. Inbred Vermin
  5. Arctic Thunder
  6. Throw Me Through The Marshes
  7. Deep Lake Trespass
  8. The Wyoming Distance
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