DARVAZA – We Are Him

Pubblicato il 02/12/2025 da
voto
7.0
  • Band: DARVAZA
  • Durata: 00:42:21
  • Disponibile dal: 05/12/2025
  • Etichetta:
  • Terratur Possessions

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C’è qualcosa di profondamente sulfureo e ‘caprino’ in “We Are Him”, e non potrebbe essere altrimenti per una creatura come i Darvaza, nome sicuramente non nuovo per chi bazzica l’underground black metal.
Il duo italo-norvegese formato da Wraath (voce e già in decine di progetti quali Behexen, One Tail, One Head, Whoredom Rife e tanti altri) e l’italiano Omega (Nubivagant, Chaos Invocation, Frostmoon Eclipse e altri) non ha necessità di ripensarsi o di smontare il proprio linguaggio, formato di un black metal tradizionale e feroce: lo affina, invece, con inesorabile personalità, rituale dopo rituale, fino a farlo diventare una sorta di evocazione personale, avvolto da un’oscurità che rifiuta di essere pienamente decifrata.
Questo nuovo lavoro non cambia la traiettoria tracciata dagli EP editi e dal debut del 2022, “Ascending Into Perdition”: semmai la consolida, la scolpisce, eleva la propria formula.

Fin dall’opener “Holy Blood” si percepisce una band concentrata, perfettamente a suo agio nel proprio territorio. Il riffing è secco, circolare, costruito per creare una tensione asfissiante, furente, magmatico, violento ma controllato.
La voce di Wraath — più evocativa che semplicemente feroce — è in grado di cavalcare la musica prodotta da Omega (tutti gli strumenti) dandole una personalità, figlia di una esigenza espressiva palpabile: stiamo parlando di un black metal senza tanti suffissi, senza divagazioni, black malvagio, nero come la notte, morboso e maligno ‘come una volta’.
Non si scherza in termini di atmosfera, raggiungendo un paio di picchi notevoli, tra cui la dolente “A Last Prayer in Gethsemane”, sorretta da un buon lavoro di chitarre, tra rallentamenti e ripartenze, o “Lazarus”, brano asettico, che spinge verso una dimensione quasi funebre, con un andamento lento e un’atmosfera che si avvita su se stessa, con reminiscenze dei Darkthrone più marziali.
I Darvaza fanno intravedere una certa profondità, una sorta di dramma interiore che affiora appena sotto la superficie di un minimalismo rabbioso, non scevro da alcuni tocchi melodici, ben incastonati nelle varie composizioni, e seppure tutto sia formalmente perfetto, dopo un po’ l’ascolto mostra il fianco ad un certo immobilismo.

Il limite di “We Are Him” forse sta proprio nella sua tenuta rigorosa: si tratta infatti di un disco solido, coerente, con una visione chiara, ma anche privo di momenti che sappiano mettere in discussione la formula. L’atmosfera è costruita con cura, ma tende a rimanere statica, come se la band preferisse non oltrepassare mai quel confine che separa la liturgia dalla trasformazione: in alcuni casi funziona, come col brano “Darvaza”, snello, d’impatto e con dei passaggi di forte presa, in altri un po’ meno (la claudicante “Slaying Heaven”), ma in generale dopo alcuni ascolti l’entusiasmo iniziale si assesta nel riconoscere in “We Are Him” un disco molto buono ma forse poco memorabile, che sicuramente darà il suo meglio dal vivo (contesto nel quale i Darvaza riescono in maniera eccellente).
In definitiva, “We Are Him” è un’opera intensa, coerente e ben realizzata, ma non ce la sentiamo di gridare al miracolo (nero, ovviamente), sebbene meriti sicuramente più di qualche ascolto da parte di ogni blackster degno di questo nome.

TRACKLIST

  1. Holy Blood
  2. A Last Prayer in Gethsemane
  3. Chaos.Fire.Devotion
  4. Lazarus
  5. Blood of No-One
  6. Slaying Heaven
  7. Darvaza
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