DAUTHA – Brethren Of The Black Soil

Pubblicato il 20/05/2018 da
voto
7.0
  • Band: DAUTHA
  • Durata: 00:57:31
  • Disponibile dal: 16/03/2018
  • Etichetta: Van Records
  • Distributore: Audioglobe

La commistione tra doom più classicheggiante e concept legati agli anni più oscuri dell’umanità è tra gli abbinamenti più riusciti in termini di immaginario collettivo, sensazione ed odore di polvere in generale. Gli svedesi Dautha sono tra gli ultimi adepti (in ordine temporale) di tale entità bicefala e per il loro debutto decidono di ripercorrere i sentieri più infausti dell’Europa nella Tarda Antichità e nel Medioevo, andando a riscoprire – piccozza di riffoni alla mano – la percezione di ‘sorella nostra Morte corporale’ in tali epoche. Sei pezzi, quasi cinquantotto minuti di ritmi epici e dilatati dimostrano come il quintetto abbia ben studiato i capolavori dei conterranei maestri Candlemass, perchè “Brethren Of The Black Soil” si sorregge sulle belle armonizzazioni tra la voce calda e potente di Lars Palmqvist e la sezione strumentale, in grado di miscelare sapientemente le asperità più pesanti con intermezzi classici morbidi ad opera di Kristian Karlsson (il quale, in sede di post-produzione si è occupato di aggiungere cori e sezioni orchestrali, tra cui quelle ad opera del violino di Åsa Eriksson-Wärnberg), come nella lunga suite “The Children’s Crusade”, in cui si ripercorrono con un piglio liricamente tragico i passi che consegnano la cosiddetta ‘crociata dei fanciulli’ del 1212 al mondo delle leggende. Mentre invece la solenne titletrack si dipana salmodiante attraverso i propri lunghi quindici minuti, “Maximinus Thrax” – dedicata al primo degli imperatori proveniente dalle sezioni dell’esercito tra II e III secolo – odora in lontananza di NWOBHM e stacchi più grandiosi e carichi di epicità; questi ultimi, a proposito, sono merito del buon lavoro di cesello a cura del comparto chitarristico Ola Blomkvist/Erik Öquiste e di una sezione ritmica maestosa ed insieme grezza quanto basta, in grado di ammantare tutto il lavoro di quella patina vintage un po’ granulosa che tanto garba agli amanti del genere (e sicuramente alla Vàn Records, che ha messo sotto contratto i Nostri). Complice anche una produzione mirata a restituire quell’effetto ‘invecchiato’ senza però offuscare troppo i suoni (merito ancora una volta di Karlsson e dello Studio Hufvudstaden), il primo disco dei Dautha si presenta come un quadro fatto di lunghe, inesorabili pennellate che compongono un ritratto di Morte (richiamata anche nel nome in norreno antico) ispirato a miniature ed affreschi medievali, come quello raffigurato in copertina. Se il doom vi accompagna come un’ombra fosca e malinconica, teneteli d’occhio. “Hodie mihi, cras tibi“.

TRACKLIST

  1. Hodie Mihi, Cras Tibi
  2. Brethren Of The Black Soil
  3. Maximinus Thrax
  4. The Children's Crusade
  5. In Between Two Floods
  6. Bogbodies
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