8.0
- Band: DAWN OF A DARK AGE
- Durata: 00:40:21
- Disponibile dal: 12/12/2025
- Etichetta:
- My Kingdom Music
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Il racconto in musica degli antichi Sanniti giunge al quarto capitolo, e nuovamente Vittorio Sabelli riesce a mettere in campo il consueto fascino folk nel senso più alto e intenso del termine.
“Ver Sacrum”, il cui titolo rimanda al rito di allontanamento dalla comunità per occupare nuove terre, e quindi creare nuove comunità a partire dal nucleo originario, rappresenta probabilmente la chiusura del cerchio e trasmette perfettamente l’urgenza e l’importanza di questa tradizione comune ai popoli pre-romani, una sorta di morte e rinascita della comunità, che non avviene nel sangue ma in relazione alla terra, quel suolo così importante a livello materico ma anche concettuale in questo lungo e mirabile concept. Come sempre, è centrale il ruolo del clarinetto, vera e propria ‘voce’ parallela a quella di Ignazio Cuga, alias Brusiòre dei Kre’u, che conferma qui le sue doti e la perfetta aderenza a progetti che si prefiggono un racconto più complesso e intenso rispetto alla “semplice” teatralità di certo metal estremo.
Le quattro tracce del disco si configurano come veri e propri atti di un’opera, diversi eppure complementari. “Il Voto Infranto” apre su una dimensione acustica, ideale per entrare nel giusto stato, anche mentale, prima di un crescendo molto ritmato che porta a un finale decisamente ritualistico, ideale per ricordare ai recenti fan di Heilung, Wardruna & co. che a volte giochiamo molto bene anche in casa.
“Il Consiglio Degli Anziani”, costruita sul contrasto tra un corposo tremolo riffing e percussioni quasi tribali, si limita a pochi innesti vocali che trasmettono proprio la concitazione di una tavola rotonda e l’invocazione al dio Mamerte, che concede nuovamente la sua grazia e protezione ai Sabini. Ricordiamo, incidentalmente, che Sabini e Sanniti erano spesso identificati sotto lo stesso ‘cappello’ dagli antichi Romani, come Sabelli – proprio come il nostro Vittorio, fiero erede di queste vestigia.
“Il Rito Della Consacrazione” ritorna su movenze elegiache, e la crescente violenza che prende corpo da metà brano rende bene la sensazione di un rito in corso, mentre “Venti Anni Dopo – La Partenza”, con i suoi quattordici minuti di durata, chiude la storia con potenza, mischiando epica, momenti lirici e suoni che trasmettono appieno la forza di un popolo e della Natura intorno ad esso.
Come sempre, si tratta di qualcosa in più di un semplice disco: Sabelli e i suoi compari di viaggio ci riportano in maniera vivida a un tempo lontano eppure vividissimo, narrato con forza rara.
