6.0
- Band: DE LIRIUM'S ORDER
- Durata: 00:45:13
- Disponibile dal: /10/2004
- Etichetta:
- Woodcut Records
- Distributore: Masterpiece
Tico-Tico Studios e band finlandese: un binomio che, perlomeno negli ultimi tempi, ha sempre trovato riscontri positivi e di discreto valore. La crescita del metallo finnico e la precisione e pulizia dei suoni che fuoriescono dai suddetti studi di registrazione pongono sotto degne luci della ribalta anche il disco qui recensito, il debutto dei De Lirium’s Order, band dal monicker alquanto articolato e che propone un death metal vigoroso, tecnico e parecchio vicino al thrash. “Victim No. 52” è la diretta conseguenza del buon successo avuto dal secondo demo del gruppo, “Morbid Brains” del 2003, e presenta dieci tracce di assalto sonoro con pochi compromessi e pochissimi fronzoli: il chitarrista Dr. Lirium e i suoi tre compari dimostrano, fin dai primi minuti d’ascolto, di voler e saper pestare sodo, grazie a massicce sfuriate di blastbeat, un riffing serrato, nervoso e penetrante ed un cantato profondamente aggressivo ed inquietante, seppur classico per il genere. Le composizioni, incentrate per la maggior parte sulle figure dei serial killer più famosi della Storia, fra i quali spiccano ovviamente Jeffrey Dahmer, il mostro di Milwaukee, e Andrei Chikatilo, il disturbato assassino di Rostov, si evolvono con moderata fantasia tra passaggi thrash al fulmicotone, momenti leggermente più cadenzati, interessanti assoli di chitarra e cavalcate death tecnicamente molto valide, che a volte ricordano la scena americana primi anni ’90, a volte i Carcass pre-“Heartwork”. La produzione fin troppo pulita aiuta a rendere il disco più appetibile, così come qualche breve apparizione concessa a sezioni melodiche, in un lavoro dove la melodia sembra essere proprio l’ultima ruota del carro. “Victim No. 52”, quindi, è in definitiva un album arrabbiato e cattivo, suonato ad hoc e meritorio di una sicura sufficienza; il death proposto dai De Lirium’s Order non è certo la quintessenza dell’originalità, ma certo è lontano anni luce dalle mode del momento. Peccato solo, però, per un particolare di rilevante importanza, il quale costituisce un grosso freno alle potenzialità commerciali del platter: questo disco annoia. Saranno i suoni troppo “zanzarosi” che alla lunga stufano ed uniformano il tutto, sarà la scarsa varietà tra un brano e l’altro, sarà l’approccio vocale di Corpse (ora non facente più parte della band, già sostituito da Tuoppi), monocorde e stancamente ripetitivo…fatto sta che giungere all’ascolto di “The Sunrise”, una chiosa di oltre sette minuti, diventa sempre più un’impresa con il trascorrere delle fruizioni. Maggior versatilità è ciò che ci piacerebbe ascoltare dai De Lirium’s Order; disco più che compatto ma che ferisce solo in superficie, senza lasciare la minima cicatrice. Consigliato a metà.
