6.0
- Band: DE PROFUNDIS
- Durata: 00:51:33
- Disponibile dal: 28/09/2015
- Etichetta:
- Wicker Man Recordings
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Quarto album sulla lunga distanza per i londinesi De Profundis, che si presentano oggi con anche chitarrista e batterista nuovi, tuttavia la curva discendente della qualità delle loro composizioni è purtroppo stata tracciata. Giunti a questo punto della carriera crediamo sia ormai lecito aspettarsi qualcosa in più, magari in termini di qualità di songwriting, personalità o magari qualche ingenuità in meno, un po’ meno di ripetitività ad esempio o meno passaggi a vuoto. Il territorio musicale entro il quale i Nostri si muovono è sempre quel progressive extreme metal, che per certi versi vorrebbe fare il verso ai primi Opeth, ai Death di “Human” e magari il tentativo è quello di ricalcare quanto di buono è stato fatto dai connazionali Akercocke. Ma purtroppo “Kingdom Of The Blind” è un disco che troppo spesso si perde in se stesso, mettendo in luce una vera e propria incapacità di scrivere interi pezzi davvero accattivanti e funzionali dall’inizio alla fine, e non soltanto un copia/incolla un po’ confusionario di riff ora death metal, ora dal retrogusto jazz, ora blast beat blackeggianti, ora intermezzi semi acustici e suite strumentali oggettivamente ben fatte ma inserite davvero troppo a mo’ di spot del musicista dotato. L’impressione che abbiamo avuto ascoltando questo “Kingdom Of The Blind” è che i De Profundis forse dovrebbero insistere maggiormente sulla loro vena melodica, già perché alla resa dei conti i pezzi più belli sono proprio quelli più ricchi di melodia e spesso le canzoni vengono compromesse, se non addirittura rovinate, da un riffing faticoso e soprattutto molto derivativo nelle parti più veloci ed efferate. Probabilmente però Craig Land dietro al microfono non gode propriamente di una versatilità tale da permettergli di cantare qualcosa di molto diverso rispetto a quello che fà oggi. Il rischio di perdersi in un calderone di gruppi che hanno già dato tutto quello che potevano dare, oggi per i Nostri è abbastanza concreto. “Kingdom Of The Blind” si guadagna la sufficienza giusto perché è un disco ben suonato che ad un appassionato di progressive estremo sicuramente potrebbe interessare, tuttavia i suoi limiti sono abbastanza evidenti.
