DEAD CAN DANCE – Anastasis

Pubblicato il 16/08/2012 da
voto
8.0
  • Band: DEAD CAN DANCE
  • Durata: 00:56:06
  • Disponibile dal: 09/08/2012
  • Etichetta: 4AD
  • Distributore: Sony

Ci troviamo tra le mani uno di quei ritorni trascendentali. Il nuovo album di una “band” (quanto non fa giustizia questo termine alla coppia Gerrard – Perry) la cui influenza e fondamentale importanza sono ormai variabili incalcolabili. Bendan Perry e Lisa Gerrard – e loro doti vocali inumane – ci avevano lasciati nel 1996 con “Spiritchaser”, sublimazione totale del loro ormai incontrollabile “studio” della world music e della manipolazione e distillazione tanto della musica etnica, quanto di quella storica. In questo i Dead Can Dance sono praticamente una band tridimensionale, e dotata del dono, unico al mondo, della manipolazione dello spazio-tempo musicale, e in grado di spostarsi senza limiti sia entro gli estremi dell’asse geografico (i luoghi, le culture, le etnie, le latitudini e longitudini tutte), che entro quelli dell’asse temporale (storico), creando duqune musica che ha una profondità non solo emotiva, ma fisica, reale. Nessuno mai come loro è riuscito a raffigurare in un format fruibile la magia della musica aborigena, araba, nativo americana, celtica, eccetera, con quella ormai estinta, la musica medievale, persiana, o addirittura dell’antica Grecia. Il culto sviluppatosi attorno al duo australilano è più simile a quello che si manifesta per esempio per i pittori, scultori, architetti o gli artisti “visuali” di altri tempi, tanto la musica dei Dead Can Dance è magica nel materializzare “costruzioni” soniche praticamente enciclopediche e nel descrivere mondi perduti o remoti che non vedremo mai. “Anastasis” arriva sedici anni dopo “Spiritchaser” e mostra una magniloquenza e una grandezza compositiva di rado mostrata prima dalla band, e una fierezza compositiva e concettuale che appare di proporzioni epiche. I soundscapes di questo album sono letteralmente titanici. Lisa Gerrard ha composto quasi esclusivamente in solitaria la colonna sonora de “Il Gladiatore” di Ridley Scott, e quel periodo della sua vita professionale in cui i Dead Can Dance erano di fatto estinti, è sopravvissuto ed è stato traghettato dall’ artista direttamente in questo nuovo album, innalzando la gittata espressiva di questa band a livelli completamente nuovi e dalla potenza emotiva praticamente inaudita. Le canzoni sembrano infatti accompagnare immagini inesistenti di un film – grandioso, epico e drammatico come non mai – proprio come fu per “Il Gladiatore” appunto. Frammenti di musica mediorientale, mediterranea e pagana di ancestrale bellezza vengono letteralmete sollevati al cielo da tappeti di synth e tastiere giganteschi che disegnano scenari epici, catastrofici ed apocalittici di una bellezza difficile da afferrare e addirittura da comprendere. Semplicemente, “Anastasis” ci apre un mondo davanti, un mondo che non esiste, ma che in qualche modo i Dead Can Dance riescono a materializzare. Un monodo fatto tanto di antichi immaginari pre-cristiani (“Agape”), quanto di mitologia pagana, “atlantidiana” (“Children Of The Sun”), quanto di oscurismo e occultismo medievale nord-europeo (“Return Of The She-King”), quanto di epico futurismo cyberpunk (“Opium”) e di surrealismo dalìniano rappresentato in suoni (“Amnesia”). Il lavoro trionfa in tutto, poichè va anche a ripescare quelle influenze gotiche, dark wave e post-punk che avevano soffiato la vita nella band agli esordi, nell’ormai lontanissimo 1981, e che hanno – finalmente – liberato il duo dal giogo insopportabile e pretenzioso dell’etichetta imbarazzante di “band new age” e “world music”, rivelandoci invece una entità sonica grandiosa fautrice di un melting pot di stili e influenze talmente vasto e iper-strutturato da trascendere tutto ciò che è definibile o etichettabile. Non stiamo neanche a descrivervi la qualità della composizione prettamente “tecnica” del disco, che è ovviamente sbalorditiva, o l’immensità disarmante delle parti vocali di Perry e della Gerrard (in assoluto il miglior vocalist uomo e la migliore vocalist donna di musica contemporanea e originale esistenti attualmente sul pianeta terra), degne delle migliori colonne sonore dei film dai budget miliardari o della migliore musica classica contemporanea e non. Qua siamo in quel mondo lì, nel mondo del professionalismo musicale più inimmaginabile. Scusate, ma questo non è rock and roll da arena, da piazza o a da club; questa è ingegneria musicale della più sublime, maestosa e magistrale forma.

TRACKLIST

  1. Children of The Sun
  2. Anabasis
  3. Agape
  4. Amnesia
  5. Kiko
  6. Opium
  7. Return of the She-King
  8. All in Good Time
4 commenti
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