DEAD LETTER CIRCUS – The Catalyst Fire

Pubblicato il 19/11/2013 da
voto
8.0
  • Band: DEAD LETTER CIRCUS
  • Durata: 00:46:10
  • Disponibile dal: 09/08/2013
  • Etichetta: UNFD
  • Distributore:

Buttando un occhio in terra australiana, con un occhio di riguardo per la situazione rock, prog, metal e alternative, non possiamo non inciampare nella locandina di uno dei più succulenti tour dell’ambito. Infatti, accanto ai post-rocker Sleepmakeswaves e al main event Karnivool, già ampiamente riconosciuto a livello di chart, troviamo un’altra realtà che ha goduto di ottima fama di chart e di critica in terra australiana. Reduci dall’esplosivo debut “This Is The Warning” del 2010, ecco riemergere dal fuoco l’araba fenice di Brisbane, Queensland, i Dead Letter Circus, con il nuovo “The Catalyst Fire”. Impresa difficile bissare un piccolo gioiello come “This Is The Warning”, un coacervo di potenza esplicato da hit esplosive una in fila all’altra. Difficile, ma non impossibile: fortunatamente, e ancora una volta, infatti, la rete del successo non ha assopito chi ne è stato colto, ma ha alimentato il desiderio di convincere di nuovo, di mettersi in discussione, di calcare di nuovo i palchi e ributtarsi nella mischia, questa volta uscendo dai confini australiani per imporsi finalmente come realtà mondiale. “The Catalyst Fire” ha infatti, come il precedente, ricevuto ottimi riscontri di vendite e di critica. E non a torto. Ancora una volta sono infatti presenti una serie di brani potenti e carismatici, capaci di imprimersi fin dal primo ascolto senza essere easy listening e banali. Anche se qualche metro più in là dalla complessità karnivoolesca (purtroppo paragone imprescindibile) di partiture ritmiche, i Dead Letter Circus prendono un po’ dalla lezione dei conterranei e limano il prog con un’attitudine più smaccatamente alternative, rifinendola con qualche tocco à la Linkin Park di “Minutes To Midnight” rendendo il tutto assimilabile fin dal primo colpo di cassa e piatti. Kim Benzie è una bomba, ancora una volta. Sarà qualcosa nel latte delle vacche australiane che rende questi cantanti così potenti interpreti di bravura e gusto personale, fatto sta che ancora una volta Benzie stupisce in tutto il corso dell’album, fin dalla prima “The Cure”, opener sognante ed efficace che riassume, quasi manzonianamente, il “sugo di tutta la storia”, fortunatamente senza però uccidere ogni piacere a proseguire nell’ascolto. “Alone Awake” coinvolge per l’uso dosato dell’elettronica, caratteristica fondamentale per la band di Brisbane, applicata al riffing deciso più metal e ad un chorus da cantare a pugno e occhi chiusi. Altrettanto coinvolgenti sono le prove di Tom Skirlj e Clint Vincent alle chitarre, supportati dalla sezione ritmica comandata da mastro Luke Williams alle pelli e condita dalla precisione di Stewart Hill. Energia a fiumi e brani riusciti in tutto il corso dell’album portano ad apprezzare “The Catalyst Fire” fin da subito, ma anche a riascoltarlo, a riassaporare i chorus e i passaggi più articolati che ci erano sfuggiti al primo ascolto. “Lodestar” è uno dei singoli dell’anno, tanto efficace nella sua espressione da risultare coinvolgente, assimilabile, catchy e non scadere nel banale. Progressive, alternative, parti evocative, un pizzico di elettronica si mischiano perfettamente in un prodotto che non può più essere semplicemente accoppiato al nome Karnivool, ma che splende di luce propria, che convince ed emoziona. Nelle guerre di cloni cui i nostri stereo sono campo di battaglia qualcosa sicuramente emerge talvolta, facendoci aguzzare le orecchie. Forse non in stravaganza, genialità e velleità da “mai sentito prima”. E la realtà australiana, in questo senso, si sta armando di figure carismatiche. Se per i Karnivool si può parlare di evoluzione e reinvenzione di se stessi, di modifica del proprio sound e del proprio impatto, coi DLC rimaniamo invece nel medesimo territorio. Nonostante la dipartita del pilastro Rob Maric non è cambiato molto da “This Is The Warning” (piccola gemma, quello, come anche “The Catalyst Fire”, entrambi dischi d’oro in Australia): si può essere tendenti a ben diversi gusti musicali, ma ciò che è fatto con gusto e attributi supera i confini di genere. Ci permette di essere colti. Non apparirà come una trasformazione musicale, una profonda innovazione, o un album intriso di genialità, ma le liriche, come gli arrangiamenti, come l’impatto, come la qualità dei brani, come le prove dei musicisti sono tanto efficaci e significative dimostrazioni di gusto, passione, energia e tecnica, sempre con un occhio di riguardo alla sperimentazione e all’avanguardia. Questa volta, però, stringiamo la mano all’efficacia.

TRACKLIST

  1. The Cure
  2. Alone Awake
  3. Burning Man
  4. Lodestar
  5. I Am
  6. Say Your Prayers
  7. The Veil
  8. Insider
  9. Lost Without Leaders
  10. Stand Apart
  11. Kachina
2 commenti
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