5.5
- Band: DEAD TO FALL
- Durata: 00:42:27
- Disponibile dal: /06/2006
- Etichetta:
- Victory Records
- Distributore: Venus
Si possono mischiare Opeth e As I Lay Dying? Provano a farlo i Dead To Fall in questo terzo full-length, senza dubbio il più audace della loro discografia. Sino ad oggi conoscevamo il gruppo statunitense come un non troppo ispirato seguace dei grandi della scena melodic death scandinava, intento – come tanti altri – a rileggere il riffing dei vecchi In Flames e degli At The Gates e a mischiare quest’ultimo con delle pesanti parti mosh… sulla scia di quanto fatto dai vari Bleeding Through e, appunto, As I Lay Dying. Giunti alla terza prova sulla lunga distanza, il quintetto ha però deciso di cambiare un po’ le carte in tavola. In che modo? Molto semplice, i breakdown e gli elementi di estrazione americana sono rimasti al loro posto, mentre il riffing melodic death è stato sostituito da uno prog-oriented che cerca in ogni modo di ricordare quello degli Opeth! Ma non è facile ispirarsi a due maestri come Mike Akerfeldt e Peter Lindgren evitando allo stesso tempo di apparire come una sterile copia o, peggio ancora, come una formazione che cerca di scimmiottare uno dei suoi idoli. Ai Dead To Fall è sostanzialmente accaduto questo. Nonostante infatti ci mettano tutta la loro buona volontà, i nostri non riescono praticamente mai a dar vita a qualcosa che vada oltre un inutile riciclaggio di idee altrui. In sintesi, il gruppo non ha il talento nè l’esperienza necessaria per cimentarsi in soluzioni di questo tipo; gli manca inoltre l’ispirazione e la straordinaria vena melodica propria della band scandinava. Ne è un chiaro esempio “Guillotine Dream”, composizione nella quale i nostri rallentano il ritmo, cimentandosi in una sorta di midtempo che vorrebbe essere epico e riflessivo, ma che alla fine risulta soltanto di una noia pazzesca! Le cose migliorano senz’altro quando i Dead To Fall puntano tutto sull’aggressione (vedi “Womb Portals”, “The Reptile Lord” o “Death & Rebirth”), ma anche qui prima o poi si finisce per incappare nella solita, fastidiosa, puzza di già sentito. Insomma, proprio come ai tempi di “Villainy & Virtue”, suo precedente lavoro, ci tocca fare i complimenti alla band soltanto per quanto concerne la produzione e l’artwork, quest’ultimo nuovamente molto professionale e raffinato. La musica, purtroppo, ancora non convince.
