7.0
- Band: DEADSOUL TRIBE
- Durata: 00:46:57
- Disponibile dal: /11/2005
- Etichetta:
- Inside Out
- Distributore: Audioglobe
La creatura di Devon Graves, pseudonimo dietro cui si nasconde BuddyLackey, ex-cantante degli Psychotic Waltz, giunge alla sua quartaincarnazione con il nuovo “The Dead Word”. Chi già conosce il lavorodei Deadsoul Tribe sa come la band riesca a fondere nella propriaessenza il prog metal elegante di scuola Fates Warning, l’amore per igrandi pilastri dell’hard rock settantiano (Black Sabbath e Jethro Tullsu tutti) e la cupa modernità di formazioni come Tool ed A PerfectCircle. Il tutto, naturalmente, riletto dallo sguardo cinico epessimista dello stesso Devon, padre e padrone dei Deadsoul Tribe, che,infatti, non solo si è occupato di tutte le parti vocali, ma ha suonatoanche la chitarra, il basso, il pianoforte e il flauto, ha scrittotutti i brani (testi compresi) e, infine, ha prodotto l’album. Il nuovo“The Dead Word” continua il percorso musicale dei Deadsoul Tribeesattamente da dove si era interrotto, ovvero da quel “The JanuaryTree” (2004) che vedeva il gruppo avvicinarsi sempre di più alleatmosfere di un certo alternative metal, ben distante dalla propostadegli Psychotic Waltz. Il suono si fa ancora più cupo, sebbene laproduzione sia cristallina e curata, ed i ritmi ipnotici e cadenzati,grazie all’ottima prova di Adel Moustafa alla batteria, che si rivelauno dei punti forti dell’album. Uno dei pregi di “The Dead Word”,infatti, è un particolare uso delle percussioni, ancora più accentuatorispetto a “The January Tree”, a dare un’atmosfera tribale allecomposizioni. Il risultato è una miscela intrigante, che aggiunge algià sfaccettato sound dei Deadsoul Tribe quel ritmo martellante,etnico, cupo e angosciante, che, con le dovute proporzioni,caratterizza un lavoro come “Passion” di Peter Gabriel. È il caso dibrani come “A Flight On An Angel Wing”, oppure “To My Beloved”,giocati, appunto, su ampi passaggi di sole percussioni e basso, su cuisi innesta il riffing nervoso di Devon Graves. Non mancano, comunque, ipassaggi più ariosi, come ad esempio “Some Sane Advice”, un branosemi-acustico dal sapore progressive; “Someday”, un breve interludioper pianoforte e voce; oppure “Waiting In Line”, una lungacomposizione, caratterizzata dagli sporadici interventi del flauto, chesintetizza il sound della band. Infine, degna di nota è senz’altrol’ottima “My Dying Wish”, brano ritmato e arricchito da loopelettronici che ben si sposano con le atmosfere del gruppo. Un buonlavoro, in conclusione, che conferma i Deadsoul Tribe tra le realtàdegne di nota del panorama alternative/progressive e che non lasceràl’amaro in bocca a quanti avevano già apprezzato il precedente “TheJanuary Tree”.
