DEATH ALLEY – Superbia

Pubblicato il 20/03/2018 da
voto
7.5
  • Band: DEATH ALLEY
  • Durata: 00:50:48
  • Disponibile dal: 23/03/2018
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: Sony

Arrivano dall’Olanda e in poco meno di un’ora ci trasportano in un iperuranio di proto-metal in cui forme di rock psichedelico si aggrovigliano a passaggi punk di ‘motorheadiana’ memoria, andando quindi a braccetto con episodi di matrice progressiva così da arricchire un percorso sonoro che sembra non dover mai finire. Un arzigogolo musicale, un susseguirsi di ritmiche distorte e lineari che hanno comunque la capacità di esprimersi nel modo più semplice possibile, senza scadere in presunzioni espositive o peggio ancora in superbi voli pindarici senza alcun significato di fondo. Loro sono i Death Alley e con il qui presente “Superbia” (manco a dirlo) arrivano al loro secondo full-length dopo l’esordio del 2015 targato “Black Magick Boogieland”. Un poderoso salto all’indietro nel tempo quando l’heavy metal doveva ufficialmente ancora nascere e le contaminazioni di un genere nell’altro erano all’ordine del giorno. Suona ‘vecchio’ ma altrettanto ‘giovane’ questo interessantissimo lavoro prodotto dal quartetto olandese, controllati a vista dall’egida bandiera della Century Media. E se nel primo lavoro, il gruppo guidato dal chitarrista Oeds Beydals (già alle sei corde negli ‘occulti’ The Devil’s Blood) si rifaceva principalmente al grezzume psych-punk derivante dalle espressioni di band quali Hawkwind e primi Motörhead, in questa nuova fatica una vena meno frenetica ma ancor più acida e nel contempo ‘sognante’ prende il sopravvento, chiamando in causa nomi maggiormente ‘progressivi’ come King Crimson e Blue Öyster Cult. Una musica che mischia la melodia al pericolo, che ti spinge vigorosamente a terra salvo prenderti e scaraventarti nel vuoto, in preda alle mille emozioni del caso. Un avvicendarsi di ritmiche e di sinergie sonore che prendono avvio con la deliziosa e più diretta “Daemon”, in cui la voce roca e ‘settantiana’ del singer Douwe Trujiens s’interseca alla perfezione con le linee rock/stoner timbrate di blues sostenute dal resto della band. Una corsa cosmica che prende ulteriormente piede grazie alla successiva “The Chain”, caratterizzata dai vorticosi e aggrovigliati inseguimenti tra la chitarra dello stesso Beydals e il basso di Sander Bus in pieno Motörhead-style. Ora, superati i primi due brani, sostanzialmente inquadrati e maggiormente definiti, da “Feeding The Lions” in poi prende vita una serie misteriosa, quasi ipnotica, di scatole cinesi in cui la carica emozionale vive dei veri e propri scossoni. Elastici passaggi prog si inseriscono agilmente tra una ripartenza speed ed uno stacco stoner, trasformando il singolo pezzo in una sorta di mini viaggio strumentale alla ricerca dell’ignoto. Ed è quindi la magnetica e graffiante “Headlights In The Dark” a lasciare il posto all’acida “Shake The Coil” prima che la rabbiosa “Murder Your Dreams” incattivisca l’ambiente generale accelerando contemporaneamente l’impianto sonoro. Il vagabondare dei Death Alley, dopo la sontuosa e psichedelica “Pilgrim” (forse la traccia migliore dell’intero lotto) si ‘conclude’ con l’infinita “The Sewage”: una vera e propria ‘summa’ delle capacità artistiche dei quattro ragazzi dei Paesi Bassi; undici minuti durante i quali i nostri vanno a toccare tutti i generi affrontati negli episodi precedenti. Una semplice superbia compositiva dai mille volti, intrisi di mistero e rabbia, visionari, sognatori, lugubri. Un mix allucinogeno che testimonia in pieno quanto dichiarato dalla stessa band in sede di presentazione del nuovo operato: se “Black Magick Boogieland” era l’invito ad un universo parallelo dell’ignoto, “Superbia” è ciò che ottieni se accetti tale invito”. Death Alley… da tenere d’occhio.

TRACKLIST

  1. Daemon
  2. The Chain
  3. Feeding The Lions
  4. Headlights In The Dark
  5. Shake The Coil
  6. Murder Your Dreams
  7. Pilgrim
  8. The Sewage
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