DEATH ANGEL – Act III

Pubblicato il 01/01/2024 da
voto
9.0
  • Band: DEATH ANGEL
  • Durata: 00:44:49
  • Disponibile dal: 10/04/1990
  • Etichetta:
  • Geffen Records

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Capolavoro tardo dell’età dell’oro del thrash, epitaffio di una prima fase di carriera divenuta più lunga e di successo negli anni 2000, eclettico frutto di una cultura musicale esuberante e ben poco dogmatica: è tante cose in una “Act III” dei Death Angel, terzo disco e ultimo capitolo di un trittico di opere che hanno portato i loro autori ai piani alti del thrash metal. Rispetto ad altre compagini che negli anni ’80 si guadagnarono un successo in molti casi effimero, per altri più solido e duraturo, i Death Angel hanno una storia singolare, considerato che si tratta di cinque ragazzi californiani di origine filippina, persino più giovani mediamente di altre realtà che sconvolgeranno il panorama metal all’epoca. C’è di più, oltre ad esser filippini sono tutti imparentati tra di loro: il chitarrista Rob Cavestany è primo cugino con il batterista Andy Galeon, il bassista Dennis Pepa, l’altro chitarrista Gus Pepa. Appena più distante nelle ramificazioni dell’albero genealogico il cantante Mark Osegueda, secondo cugino degli altri quattro.
La trafila per arrivare all’attenzione del pubblico di settore, invece, è quella classica: un’intensa attività live nell’area di San Francisco – la famigerata Bay Area – un demo, prodotto da Kirk Hammett dei Metallica (“Kill As One”) che inizia a far girare il nome del gruppo in lungo e in largo per gli Stati Uniti: infine, un contratto strappato all’Enigma Records, che pubblica il folgorante esordio “The Ultra-Violence”. E se qui i suoni sono ancora abbastanza aspri e secchi, la rabbia giovanile produce anthem tipici del periodo, l’ingegnosità di chitarre e sezione ritmica ci parla in una lingua lievemente differente da quelle delle migliori band coeve. Il thrash ai Death Angel sta stretto, gli vogliono un gran bene e lo considerano il mezzo di espressione per loro più confacente, ma allargare i confini è indispensabile. Allora, se ancora oggi brani come “Thrashers” e “Voracious Soul” rimangono imperiture testimonianze di thrash classico al massimo dello splendore, è nei ghirigori mozzafiato della titletrack strumentale che iniziano a vedersi indizi del futuro a venire. Per strutture, melodie e parziale fuggevolezza dai canoni thrash, il successivo “Frolic Through The Park”, coi suoi spazi ampi, gli innumerevoli cambi di tempo, le intrusioni funk e l’ariosità complessiva del suono, fa già storia a sé nel panorama metal dei tempi.
Il disco dà ulteriore slancio alla parabola dei cinque, che vedono il proprio contratto con la Enigma rilevato dalla major Geffen Records. Ancora non lo possono sapere, ma il tour de force di quegli anni, vissuti intensamente e quasi senza pause, sta per esaurirli, complice il grave infortunio che colpirà nel tour successivo ad “Act III” il batterista Andy Galeon. Mentre sul piano artistico, quando giunge il momento di realizzare il terzo disco, che vedrà la luce solo tre anni più tardi “The Ultra-Violence” ma appare figlio di tutto un altro modo di intendere la musica, l’ispirazione dei Nostri è all’apice. Si parla ancora di thrash metal, solo che le suggestioni funk e alternative rock sono ormai bene incastonate nelle trame ritmiche e nelle melodie, consentendo una varietà di approcci incredibile a tutti i musicisti, che si incastrano perfettamente per disegnare canzoni multicolori, calde nelle sonorità e piene di sentimento.
L’apertura di “Seemingly Endless Time” si collega alle trame più colorite ed eccentriche del disco precedente, come “Bored” e “Why You Do This”, superandole per ricercatezza e distanziamento dal thrash. Cavestany si prende parecchie libertà, sia tramite riff mai più replicati con altrettanta ispirazione, sia con assoli puliti di grande personalità. Anche Osegueda va oltre se stesso nell’interpretazione, sostenuto da secondo voci incisive e che, così come altri elementi sonori, si fanno portatrici di uno speciale esotismo. Infine Galeon, anche lui ai massimi livelli di sempre nell’architettare ritmi che si dividono tra momenti più rocciosi e controllati, ed altri di sfavillante complessità.
Nonostante l’ulteriore innalzamento del tecnicismo, sono la musicalità e l’orecchiabilità ad emergere immediatamente, complici anche dei ritornelli micidiali, esplosivi e facili da memorizzare. Una canzone come “Stop” vive di mille pause e ripartenze, incisi, strappi funambolici e variazioni atmosferiche, colpisce da più angolature, saltella briosa sotto i colpi del funk più terremotante che vi sia in circolazione. I Death Angel dei tempi suonano con una pulizia e un’assenza di asperità che di thrash ha poco, ed è la loro miglior qualità, senza che la musica diventi per questo motivo troppo mansueta. “The Organization” è l’anthem che identifica perfettamente le scorribande del gruppo, “Discontinued” saltella tarantolata trascinata dal basso funky di Dennis Pepa, “EX-TC” e “Disturbing The Peace” incarnano la dimensione d’assalto della formazione, mediando le finezze con un approccio fragoroso e incalzante. Su dieci episodi, ce ne sono poi due che escono completamente dal seminato, e rimarranno ineguagliati, per i loro toni soffusi, nel repertorio della band. “Veil Of Deception” e “A Room With A View” sono due ballate acustiche, dove si contrappongono voci e chitarre delicate ai colpi più duri della batteria, intersecando le voci in una coralità intensa nella sua lievità. Per “A Room With A View” sarà anche girato un video, uno dei due singoli assieme a “Seemingly Endless Time”
L’ascesa del gruppo, come detto, si interromperà bruscamente un anno più tardi. I progetti The Organization e Swarm, dedicati a sonorità affini a quelle della band madre ma distaccate dal thrash, rimarranno oggetto per pochi intimi. Andrà nettamente meglio con la reunion del 2001, tant’è che pur fra diversi cambi di formazione e un’alchimia – su disco – mai più all’altezza dei primi album, i Death Angel rimarranno saldamente in sella e, dopo vent’anni e altri sei album, sono ancora tra i nomi di punta del movimento thrash internazionale. Il loro capolavoro assoluto resta – e probabilmente lo sarà per sempre – “Act III”, uno di quei momenti in cui tutto si allinea perfettamente e non può che sgorgare musica leggendaria.

TRACKLIST

  1. Seemingly Endless Time
  2. Stop
  3. Veil of Deception
  4. The Organization
  5. Discontinued
  6. A Room with a View
  7. Stagnant
  8. EX-TC
  9. Disturbing the Peace
  10. Falling Asleep
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