DEATH KARMA – The History Of Death & Burial Rituals Part II

Pubblicato il 12/02/2019 da
voto
8.0
  • Band: DEATH KARMA
  • Durata: 00:43:56
  • Disponibile dal: 26/11/2018
  • Etichetta: Beyond Eyes
  • Distributore:

Prosegue in parallelo a quella dei Cult Of Fire la carriera dei Death Karma, capeggiati dagli stessi Tom Coroner e Infernal Vlad che disegnano le trame orientaleggianti degli autori di “मृत्यु का तापसी अनुध्यान”. Due progetti con tali contiguità da poter esser quasi considerati una cosa sola, viste le analogie intercorrenti tra le pubblicazioni degli uni e degli altri. Chitarrismo variopinto, armonie esotiche ed oniriche, vocalizzi teatrali, un fluire delle note spesso più soave che intimidatorio, sono marchi di fabbrica di ambedue le formazioni. Capaci di veicolare in un black metal saldamente radicato nella tradizione suoni di un ritualismo perso nella notte dei tempi, così da dar forma a stilemi unici, che pur sperimentando parecchio in andamenti riflessivi e mistici non si distaccano mai completamente da retaggi metal passionali e trascinanti. Se con la prima parte di “The History Of Death…” i Death Karma si erano presentati come dei Cult Of Fire più feroci, insistendo più spesso della band gemella in slanci brutali e abrasivi, con questo secondo capitolo le differenze, già minime, diventano a tratti quasi nulle. “Haiti – Voodoo” si apre presto a una raggiera pressoché illimitata di sfumature arcobaleno, tenendo a freno l’istinto e lasciando propagare essenze d’incenso che quasi si fanno reali durante l’ascolto, tale è il potere evocativo dei Death Karma.
Nel loro esplorare riti funebri di diverse aree della Terra entrano direttamente in simbiosi con coloro che queste cerimonie effettivamente le officiavano, e riescono in quest’occasione ad avvicinarsi maggiormente alla sacralità degli atti di cui parlano: accanto ad attacchi tambureggianti e privi di inibizioni, osserviamo una cura attentissima ai registri percussivi e all’inserimento di linee vocali puramente ecclesiastiche, scisse dal comunque ottimo, espressivo cantato in screaming. Le impennate umorali e gli stacchi quasi classic metal, luminosissimi, di una “Scandinavia – Ship Burial”, catapultano in un’altra era, fanno vivere da vicino quel che poteva accadere nella celebrazione del passaggio all’Oltretomba messa in atto da popoli lontani che, senza l’ausilio di questo tramite musicale, mai avemmo pensato di andare a conoscere.
A volte il raccoglimento viene tradito per un bieco ritorno alle origini (“New Zealand – Mongrel Mob”, volgare e bastarda quasi come il primo EP “Death Worth Living”), nonostante il lavoro di chitarra, anche in questi casi, rifulga di connotazioni orientali ed etniche che pochi altri osano proporre nel black metal, difficilmente con questa maestosità ed inventiva. Il bilanciamento di arrangiamenti inusitati (arie di sitar e altri richiami alla musica indiana hanno un peso preponderante), richiami al metal estremo nella sua accezione più pura (alcuni riff e dinamiche sembrano arrivare dagli anni ’80, neanche ’90!) e aneliti progressive (sentite con attenzione l’alternanza di poesia e ferinità di “Egypt – Pharaohs”, per avere un’idea) pone nuovamente i Death Karma su un piano di assoluta eccellenza, pareggiando le conturbanti emozioni emanate dal primo full-length. Ora non resta che attendere un’apparizione live sotto questa veste da parte di Tom Coroner e Infernal Vlad. Se hanno portato sui palchi i Cult Of Fire, perché non farlo anche con i Death Karma?

TRACKLIST

  1. Haiti - Voodoo
  2. Tibet - Sky Burial
  3. Scandinavia - Ship Burial
  4. New Zealand - Mongrel Mob
  5. Egypt - Pharaohs
  6. Indonesia - Tana Toraja
  7. Czech Republic - Ossuary
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