DEATH RACER – From Gravel To Grave

Pubblicato il 01/08/2024 da
voto
7.5
  • Band: DEATH RACER
  • Durata: 00:35:01
  • Disponibile dal: 26/07/2024
  • Etichetta:
  • Dying Victims Productions

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Di primo acchito, questo è il ‘solito’ dischetto speed/black metal, genere che – come abbiamo ripetuto già molte volte – non ha mai veramente smesso di far battere i cuori di fan e musicisti, pur conoscendo una fase di disinteresse da parte del grande pubblico metal (in parte a causa di una fisiologica stanchezza artistica), per risorgere in primis dalle braci di Destroyer 666, Nifelheim e compagnia borchiata, e ritrovare poi – in anni più recenti – nuovo slancio e vigore tra i solchi incisi da ragazzi che spesso negli anni ’80 non erano nemmeno nati.
In realtà, il quartetto, originario dell’Austria del nord, aggiunge ad una ricetta ormai ben nota un tocco spiccatamente personale già a partire dal concept: il loro moniker non è solo un vago rimando stilistico all’universo dei motori, tra velocità e spericolatezza, ma un tributo ai maestri ispiratori Razor, con la loro “Deathrace” (da “Executioner’s Song”) e al mondo della Formula Uno.
E l’opener “Motormentor” è dedicata proprio a Niki Lauda, riportando uno stralcio di commento televisivo (curiosamente in italiano) che ricorda il terribile incidente che vide protagonista l’incredibile pilota viennese nel 1976 al Gran Premio di Germania, quando l’allora pilota Ferrari fu salvato appena in tempo dalle fiamme grazie all’eroico intervento di Arturo Merzario e altri suoi colleghi.
Ma veniamo alla musica: i ragazzi austriaci partono subito all’attacco con una miscela di speed e black metal anni ’80, grezzo, sporco e veloce, eppure non insensibile alla melodia. Proprio le melodie spartane segnano, insieme ad un gusto vicino all’hardcore/punk e al deathrock per i suoni e alcune soluzioni stilistiche (in particolare sulle chitarre), un punto a favore per la band, che riesce ad evitare soluzioni troppo scontate, regalando un briciolo di personalità alle composizioni.
Naturalmente, i Death Racer non sono degli innovatori, ed i rimandi – estetici e sonori – sono facilmente intelligibili: da Venom e Celtic Frost a Hellbastard e Amebix, passando per l’heavy/speed tedesco e i DarkThrone dell’ultimo quarto di secolo; il mix però funziona, e Johnny Brise (in forze ai Kringa, insieme al bassista Neidr, qui accreditato come Jörg Müller, celebre pilota tedesco) regala una prestazione dietro al microfono oltremodo abrasiva e convincente.
Il risultato complessivo è una mezz’ora abbondante di divertimento, tra ritmiche indiavolate, riffoni teutonici, riferimenti sportivi e occasionali rallentamenti sulfurei. “Imola 94” è un ottimo esempio di come tutte queste sfaccettature possano convivere in armonia e “Inverted Croassroads” è martellante e selvaggia sino ad un finale che rasenta l’epicità; “Traumatized In Traffic Jam Ejection” rallenta e si fa ipnotica e trascinante al punto da avere diversi punti di convergenza con gli Stooges di Iggy Pop, prima ancora che coi Christian Death.
In definitiva, ci troviamo davanti ad un dischetto che ottempera egregiamente alle proprie promesse e che regala persino qualche sfumatura inaspettata, a fronte delle quali ci sentiamo di chiudere un occhio davanti a quelle soluzioni un po’ troppo simili tra loro che a volte vengono (un po’ per forza di cose) proposte.
In più, i Death Racer usano stazioni di benzina come set per le foto, tute da pilota come abiti di scena e sfoderano un umorismo macabro piacevolmente scorretto (si veda l’augurio per nulla velato ai ciclisti espresso nel titolo dell’album), dimostrando – in poche parole – di dare un’impronta personale alla propria proposta, matta ed ignorante, ma comunque di un certo spessore.

 

TRACKLIST

  1. Motormentor
  2. Nordschleife
  3. Inverted Crossroads
  4. C.F.S.O.D.C.
  5. Imola 94 (From Gravel To Grave)
  6. Racers Of Death
  7. Traumatized In Traffic Jam Ejection
  8. S.M. Death Worship
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