DEATH THE LEVELLER – II

Pubblicato il 10/03/2020 da
voto
8.0
  • Band: DEATH THE LEVELLER
  • Durata: 00:38:43
  • Disponibile dal: 13/03/2020
  • Etichetta: Cruz Del Sur Music
  • Distributore: Audioglobe

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Alcuni amanti del doom ricorderanno gli irlandesi Mael Mórdha ed il loro unico mix tra doom e melodie tipiche della tradizione irlandese, band che temiamo di dover considerare sciolta dato che è ‘in pausa’ dal 2015. Possiamo, però, ben consolarci con i Death The Leveller, che ne sono la reincarnazione con la sola assenza di Stephen Roche alla voce, degnamente sostituito da Denis Dowling. I quattro pezzi che costituiscono questo “II” sono di altissima caratura e rappresentano un ulteriore passo avanti rispetto al già ottimo esordio. Apre le danze (si fa per dire) “The Hunt Eternal”, con un riffing malinconico e, allo stesso tempo, potente. Ritroviamo quella carica di dolore epico così potente nella tradizione musicale irlandese (dai Primordial alle canzoni popolari). Si prosegue con “The Golden Bough”: dodici minuti di doom metal classico e disperato, con melodie lancinanti e riff ripetuti allo sfinimento. Qua la prova vocale di Denis è superlativa, dimostrando una voce potente, ma capace di domarsi alle atmosfere più rarefatte e introspettive; questa seconda traccia è una di quelle canzoni sfibranti che esplodono, in modo quasi repentino, in momenti più veloci e potenti, quasi a simboleggiare un riscatto contro l’oppressione che precede, creando climax tipici del genere (dai Candlemass a certe band funeral doom che bene hanno imparato il concetto musicale di “piano e forte”) ed è sempre la voce a riportarci a certe dinamiche musicali tanto care a Leif Edling. Si prosegue con “So They May Face the Rising Sun”; ormai abbiamo capito la musica della band di Dublino e ci lasciamo trasportare dal riffing dilatato e dall’ennesima prova vocale strepitosa. E’ proprio a metà disco che si riesce a percepire appieno la prova magistrale, sia in fase compositiva che in studio di registrazione, dei quattro irlandesi. Il momento in cui ci si lascia trasportare completamente nel viaggio poetico e malinconico dei Death The Leveller, in cui (per rimando culturale) vorremmo fissare il nulla, persi nei nostri pensieri al tiepido sole che si specchia nel fiume Liffey, sorseggiando una pinta di stout. In questa divagazione risiede la vera bellezza di questo disco, cioè la capacità di portarci dall’ascolto della musica all’ascolto di noi stessi, in un continuo alternarsi di emozioni – ma, in fondo, è quello che dovrebbe fare ogni buon disco. La chiusura è lasciata a “The Crossing”, pezzo che pur mantenendo i suoni tipici del doom metal, ha tempi e dinamiche quasi funeral (un aspetto che troviamo spesso in questo lavoro). La definizione ‘epic doom’ che troviamo anche nella presskit, è stilisticamente corretta, eppure c’è qualcosa di più, una sensazione di disperazione non doma che richiama quasi più i Primordial dei Candlemass; divagazioni sul genere a parte, però, questo secondo lavoro dei doomster irlandesi è una piccola gemma, da ascoltare e riascoltare, un disco che sa toccare le nostre corde più intime eppure non ci soffoca con quel senso di ‘troppo intenso’ che spesso può rappresentare un limite nel genere. Per concludere possiamo dirvi che siamo solo a Marzo, ma se questo 2020 ci regalerà un disco doom migliore di questo, staremo urlando al capolavoro assoluto.

TRACKLIST

  1. The Hunt Eternal
  2. The Golden Bough
  3. So They May Face The Rising Sun
  4. The Crossing
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