DEATH. VOID. TERROR. – To The Great Monolith I

Pubblicato il 11/09/2018 da
voto
7.0
  • Band: DEATH. VOID. TERROR.
  • Durata: 00:41:00
  • Disponibile dal: 04/05/2018
  • Etichetta: Iron Bonehead Prod.
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Nel monicker della nebulosa entità svizzera – non sappiamo neppure il numero dei componenti – è possibile avere la rappresentazione concisa ed esplicativa di quanto essa sappia suscitare. E anche della consequenzialità con cui morte, vuoto e terrore si manifestano. Di fronte a un tale caos, di certo non siamo in presenza di musica vitale. No, può solo essere connaturata al trapasso al regno dei non-vivi e, appunto, al vuoto che questa condizione sembra chiamare. Una volta abbandonata la condizione terrena, provato smarrimento, inghiottita l’oscurità circostante, il terrore dilaga e non rimane altra possibilità che subirlo, in eterno. I Death. Void. Terror. giocano a nascondino non solo nelle informazioni diffuse, ma proprio nella veste che decidono di dare a questo disco. Due tracce – per una quarantina di munuti – sproporzionate, abnormi, un concentrato di turpi dissezioni e intrugli di suono che volutamente mettono a repentaglio la sopportazione dell’uditore medio. In primo piano, furente, un marasma noise velenoso, un coltello ficcato in profondità in un corpo musicale che rantola, emette spasmi, scatti di rabbia, si contorce, scosso dalle peggiori nefandezze che il metal estremo attuale sappia proporre.
Nella schizofrenia dilagante, non vi è spazio per un concatenarsi di fasi conforme a qualsiasi tipo di regola compositiva, o anche solo aderente a un’estetica riconoscibile o formule che consentano una vaga comprensione di quanto suonato. Vortici di chitarre spigolose e nerissime, una batteria implacabile e vocalizzi stridenti, a stento discernibili, si accavallano e dilaniano in un moto perpetuo che a seconda delle circostanze evoca l’ala sperimentale del death canadese e statunitense (Mitochondrion, Auroch, Ævangelist), quella australiana (Portal, Altars), il black metal francese di Deathspell Omega e Blut Aus Nord, le paurose dilatazioni ambient dei Darkspace o dei conterranei Borgne. L’obiettivo insito nel progetto di offrire qualcosa che, citiamo dalla presentazione di “To The Great Monolith I”, ‘trascenda le convenzioni di composizione e performance della musica moderna, per ridurre la creazione artistica alla sua essenza, a una singolare oscurità, raccolta da coloro che si sono impegnati nella sua creazione’, viene indubbiamente raggiunto, sacrificando sull’altare di questo pensiero assolutista qualsiasi orpello che possa facilitare l’ascolto.
È una forma di ritualismo spastico quella dei Death. Void. Terror., che piuttosto di esplicarsi in movimenti circolari di ampio respiro produce un’aggressione confusa, abominevole, un selvaggio sfregio senza pause né freni. La bestialità del disco si connette a quella di molti colleghi dell’Iron Bonehead in un formato cerebrale, alieno rispetto al ‘normale’ sferragliare del sottobosco death-black metal di cui è pieno il catalogo dell’etichetta tedesca. L’ideologia di fondo è però simile, anche se “To The Great Monolith I” si configura come un’opera sconcertante sotto diversi punti di vista e assai più efficace nell’iniettare spavento e smarrimento. Si consiglia di maneggiare con cautela…

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