DEATH. VOID. TERROR. – To The Great Monolith II

Pubblicato il 18/02/2020 da
voto
8.0
  • Band: DEATH. VOID. TERROR.
  • Durata: 00:42:54
  • Disponibile dal: 24/01/2020
  • Etichetta: Repose Records
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Con un titolo che andrebbe chiaramente a suggerire una prosecuzione del discorso intavolato nell’esordio – “To The Grat Monolith II” – dai Death. Void. Terror. ci saremmo attesi un’altra caotica mattanza, nella quale far deragliare a velocità incontrollate, in un autoscontro impazzito, death, black, noise, ambient, industrial, mettendo in fila idee schizofreniche senza badare granché a scrivere ‘vere’ canzoni. È quindi con una certa e gradita sorpresa che ci accorgiamo di quanto siano mutate le mire di questo misterioso duo! Infatti, la traccia d’apertura si rivela a noi attraverso un death/black metal che, per quanto presenti suoni saturi, riverberi ottundenti e un percettibile senso di nevrosi cronica, ha dalla sua armonie tesissime, cerimonialità, una cadenza costante e crescendo magniloquenti. Quasi subito siamo assaliti da voci declamatorie pulite, in alternanza a grida a loro volta pervase da carica mistica e il desiderio sì di ingabbiare nei reami dell’incubo, ma tramite vocalizzi che da qualche parte rivelano ancora una provenienza umana.
Niente commistioni cacofoniche, né frammenti di ardua intelligibilità, “(- — -)” si dispiega fierissima, palesando temi ricorrenti e memorizzabili che bussano alle porte del nostro cuore con un’immediatezza insospettabile. Le incursioni noise, invece di lacerare il tessuto chitarristico, ne aumentano la carica espressiva, si connotano a loro volta di armonia e si ripetono ciclicamente in risposta a fraseggi strumentali che rimescolano le già note influenze di death canadese e australe (Portal, Ævangelist, Mitochondrion) e black metal francese (Deathspell Omega, Blut Aus Nord). Da tali fonti si estraggono non più (meglio, non soltanto) le più assurde spigolosità, quanto gli aspetti accessibili, la distorta musicalità presente nel loro midollo. A ciò si assommano, quando il grado di coinvolgimento e urgenza sale a gradi inaspettatamente elevati, sortite nel black metal ‘all’islandese’ di Svartidauði e Misþyrming, maestri nel bilanciare aggrovigliamenti, stranezze e relativa orecchiabilità di fondo. Perché costruire muraglie di suono invalicabile è bello, ma se in qualche modo queste sono scalabili dai più ardimentosi e qualche punto di accesso lo offrono, tanto meglio.
Per certi versi, è l’evoluzione compiuta dagli Abyssal nello stupendo “Antikatastaseis”. Allora anche le abluzioni nell’ambient non sanno di noia o eccesso, quanto di necessario stacco e logica prosecuzione: anch’esse si fanno felicemente solleticare da stralunate voci monastiche, utilizzate a profusione e sempre in modo credibile e funzionale all’atmosfera generale dei brani. Formidabili sono inoltre le accelerazioni più barbare in odore di old-school death metal, orchestrate con impeto e intelligenza, sfocianti talvolta in fughe astratte riconducibili addirittura all’avant-garde nordico, solo orrendamente annerito da tonnellate di pece. “To The Great Monolith II” è album di notevole fattura, capace di mettere d’accordo una folta schiera di adepti alle sonorità estreme; chi desidera assimilare sempre nuove sperimentazioni, i completisti dei cataloghi di Iron Bonehead e Blood Harvest, gli spasimanti del black metal di ultima generazione, perfino gli amanti dell’old-school poco inclini alle contaminazioni. Ce n’è per tutti, gli intellettualismi compaiono il giusto e si picchia duro come se non ci fosse un domani. Artigianato svizzero di eccellenza.

TRACKLIST

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