6.5
- Band: DEATHBOUND
- Durata:
- Disponibile dal: 30/12/2003
- Etichetta:
- Woodcut Records
- Distributore: Masterpiece
Spotify:
Apple Music:
Provengono dalla Finlandia questi Deathbound, quartetto che annovera tra le proprie fila il batterista degli …And Oceans, Q. Non certo mossi dalla voglia di inventare qualcosa, i Deathbound mirano invece con decisione a rivisitare quanto di buono è stato creato nel death-grind da quindici anni a questa parte, offrendo nove composizioni per circa ventotto minuti di musica curatissime e perfettamente in linea con quanto proposto dai grandi del genere (nominatene uno a caso, qui le citazioni si sprecano!), per un risultato finale totalmente derivativo ma non poco efficace. Unici elementi di distacco tra la tradizione e i Deathbound sono l’utilizzo (comunque parsimonioso) di tastiere e campionamenti più la produzione, che è tipicamente scandinava e quindi gelida e priva di quella sporcizia che in questo genere, a parere di chi scrive, sarebbe almeno in parte necessaria. Per il resto comunque si viaggia su binari noti e stranoti, con un batterista che sorregge le schizzatissime trame delle chitarre quasi completamente con valanghe di blastbeat e con un vocalist del tutto inserito nel contesto, quindi impersonale e preoccupato esclusivamente di urlare quanto più forte sia possibile. Ciò comunque non toglie che “One Mans Hell Is Another Mans Heaven”, “Without Pain”, “As Reluctance Grows” e “The House Of The Silent And The Friendly” siano dei buonissimi pezzi, talmente buoni da far lievitare leggermente il voto da assegnare ai nostri, che altrimenti si sarebbero meritati solo un misero sei. Album quindi godibile, ma sostanzialmente inutile.
