DEATHHAMMER – Electric Warfare

Pubblicato il 22/02/2022 da
voto
7.0
  • Band: DEATHHAMMER
  • Durata: 00:42:40
  • Disponibile dal: 25/02/2022
  • Etichetta:
  • Hells Headbangers

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E rieccoli, i romantici cultori del primo thrash estremista Anni ’80, infervorati, borchiati e sboccati come prevedevano i dogmi dell’epoca. I Deathhammer hanno sempre giocato a carte scoperte, non hanno mai fatto mistero di ispirarsi a un determinato periodo storico e a un pugno di band intramontabili, dai dettami scolpiti nell’acciaio e infuse di uno spirito oltranzista ancora oggi inimitabile. Il duo norvegese deve probabilmente una fetta fondamentale del suo ‘successo’ underground agli apprezzamenti di Fenriz nei loro confronti, hanno finito per diventare il simbolo di un modo adorabilmente retrogrado e immutabile di intendere il metal estremo; ciò gli ha arriso favori probabilmente impensabili, che vanno fin oltre i meriti artistici. Con il quinto album “Electric Warfare” era impensabile che Sergeant Salsten e Sadomancer si spostassero su coordinate sonore differenti, sarebbe stato uno smacco oltraggioso per i loro aficionados, che vogliamo subito rassicurare: non è cambiato nulla, in casa Deathhammer. La produzione ruvida, i suoni un poco esili, le chitarre sparate in faccia e la voce rozza ci sono ancora tutti, il riffing rimanda a un torbido guazzabuglio di thrash, black, death e punk, quel calderone identificabile come proto-death, o extreme thrash, che per il gruppo nordico rimane unica stella polare.
Nel precedente “Chained To Hell” ci sembrava iniziasse a subentrare un filo di stanchezza, o forse era solo un’impressione momentanea data dal fatto che il discorso, grosso modo, girava sempre attorno ai medesimi concetti, e sembrava di assistere a un semplice riassunto delle puntante precedenti. Con “Electric Warfare”, invece, se non si può esattamente parlare di un’uscita chissà quanto memorabile, ritroviamo uno scatto, un brio, uno slancio che ci hanno piacevolmente colpiti. Saranno le durate un poco allungate di alcuni episodi, l’enfasi sulle melodie chitarristiche – c’erano anche prima, adesso paiono avere coloriture più accese – o un’aumentata compattezza, fatto sta che la tracklist regala brani davvero gradevoli e senza la fastidiosa sensazione di avere il pilota automatico inserito.
Il duo varia un minimo i toni, inserendo qualche divagazione e dilettandosi con brani lievemente più articolati del solito, nei quali non difetta neanche per un istante la voglia di caciara, la sordida ignoranza che ha contributo in modo determinante al clamore di nicchia nei confronti dei due indiavolati musicisti norvegesi. Quel pizzico di rifinitura nelle dinamiche, nell’alternanza di cadenzati e accelerazioni sfrenate, la maggiore intelligibilità e ordine nelle ritmiche chitarristiche e nelle melodie conduce a pittoreschi baccanali guerrafondai, pennellati pure di un fetido alone epico. Le ambientazioni predilette sono quelle degli Slayer dei primi due album, dei vagiti della scena teutonica, con i Destruction di “Eternal Overkill” ed “Eternal Devastation” a emergere in questa occasione come credibile similitudine. Lo sgraziato e spesso acuto cantato è inoltre una di quelle cose che fa vacillare gli intemerati nostalgici, un approccio vocale così sopra le righe sa di bei vecchi tempi andati e nei Deathhammer in particolare assume una valenza centrale. La cavalcata a testa bassa verso l’armageddon di “Violent Age Of Bloodshed”, con tanto di profetica esplosione conclusiva, è l’inno che non può mancare in questo per nulla tranquilla prima parte dell’anno: thrash ‘til death, come direbbe qualcuno.

TRACKLIST

  1. Savage Aggressor
  2. Crushing the Pearly Gates
  3. Enter the Morbid
  4. Return to Sodom/Soldiers of Darkness
  5. Rapid Violence
  6. Thirst for Ritual
  7. Thrown to the Abyss
  8. Violent Age of Bloodshed
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