DEATHWHITE – Grave Image

Pubblicato il 28/01/2020 da
voto
8.0
  • Band: DEATHWHITE
  • Durata: 00:48:44
  • Disponibile dal: 31/01/2020
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

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Ci avevano molto ben impressionato, circa due anni fa, all’epoca della pubblicazione dell’album d’esordio “For A Black Tomorrow”, i pittsburghiani Deathwhite, combo che continua a celare le proprie identità nell’anonimato più assoluto anche oggi, quando si ripresenta ai nastri di partenza con un secondo lavoro in grado di far fare il botto a questa interessantissima compagine. Forse.
La Season Of Mist è quasi sempre garanzia di qualità e spessore, si sa, e con “Grave Image” dei Deathwhite non si incorre in errore: come per il debutto, il chiaro target di quest’opera è l’ampia nicchia di nostalgici dei lavori migliori dei Nineties in ambito doom, gothic, dark e atmospheric metal. La stessa band, anonima nei componenti ma non silente e refrattaria alle dichiarazioni, ci tiene a precisare come i Katatonia di metà carriera restino un’influenza che ha fortemente impattato sul proprio background compositivo. Ed in effetti sono parecchi i rimandi che, fors’anche in maniera più massiccia rispetto al precedente album, si odono durante la fruizione di “Grave Image” e che ricordano le atmosfere nostalgiche e raffinate, comunque vigorose, presenti in dischi quali “Discouraged Ones” o “Tonight’s Decision”; basti ascoltare “Plague Of Virtue”, “Among Us” o “A Servant” per rendersene subito conto.
E’ chiaro che con queste premesse parlare di originalità stilistica, in casa Deathwhite, è un’utopia, ma i Nostri sono davvero bravi nel mixare le loro influenze, darle un tocco leggermente più moderno in sede di groove, e riproporle con un gusto sopraffino, vincente e di gran classe. E tocca pressoché ripetersi nel descrivere la musica composta dalla Biancamorte, in quanto mood generale del disco, songwriting, registrazione, produzione ed esecuzione confermano tutte le buone sensazioni avute con “For A Black Tomorrow”. Ciò che ci fa apprezzare di più “Grave Image” però, e che ci fa anche capire quanto il gruppo sia divenuto più coeso ed efficiente, è semplicemente la bellezza ed il valore dei brani, appassionanti, avvincenti e mai stancanti i padiglioni auricolari. La voce, ancora una volta costantemente pulita, e le sue melodie sono fra i punti di forza del lavoro, subito seguite dal ricchissimo bagaglio chitarristico messo in mostra e che, tra arpeggi malinconici, riffoni potenti, lenti incedere, qualche sghemba dissonanza, è in grado di affascinare con onestà; assieme agli ottimi arrangiamenti di una batteria sempre viva e trainante.
Tra gli episodi meglio riusciti vanno annoverati certamente l’opener e singolo “Funeral Ground”, evocativo ed anthemico, la già citata “Plague Of Virtue” e “No Horizon”, altro buonissimo esempio di come riuscire a suonare retrò al giorno d’oggi senza risultare stucchevoli e/o patetici; mentre “In Eclipse” possiede un riff portante un po’ fuori dagli schemi e tanto ondeggiante quanto sinistro. Insomma, come concludono solitamente le biografie promozionali: per fan di Katatonia, Daylight Dies, Paradise Lost, Rapture, My Dying Bride, Novembre, October Tide, Ghost Brigade, The Foreshadowing, Novembers Doom e tutta questa gentaglia qua. Rientro più che consigliato!

 

TRACKLIST

  1. Funeral Ground
  2. In Eclipse
  3. Further From Salvation
  4. Grave Image
  5. Among Us
  6. Words Of Dead Men
  7. No Horizon
  8. Plague Of Virtue
  9. A Servant
  10. Return To Silence
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