DEATHWHITE – Grey Everlasting

Pubblicato il 07/06/2022 da
voto
8.0
  • Band: DEATHWHITE
  • Durata: 00:48:00
  • Disponibile dal: 10/06/2022
  • Etichetta:
  • Season Of Mist

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Terzo disco, terzo centro. Gli americani (senza identità definita) Deathwhite tornano ad arricchire la tavolozza di un certo death-doom melodico con nuove tonalità plumbee.
Il nuovo “Grey Everlasting” conferma, ancora una volta, la capacità della formazione di scrivere brani di pregevole fattura: riff solidi, passaggi carichi di armonie assorte, voci baritonali, cavalcate impetuose si fondono in un flusso organico e impetuoso, capace di sciabordare e rifrangersi in maniera diversa lungo le rive di ciascuno degli undici brani, regalandoci panorami irrorati di pioggia, nuvole pesanti e mestizia nella migliore tradizione Season Of Mist.
Nei suoi quarantotto minuti di durata, il disco ci porta lungo i sentieri tracciati in precedenza dallo ruvido spleen inglese dei Paradise Lost, conducendoci in radure ombrose in cui troviamo il gusto per le melodie declinato secondo l’operato di Amorphis e – più recentemente – Ghost Brigade (soprattutto negli assoli, insieme epici e doloranti) e il multiforme patrimonio dei Katatonia, richiamato soprattutto in un brano come “White Sleep”. Eppure, assaporando ascolto dopo ascolto le infinite sfaccettature dell’album, il gruppo con cui ci viene più spontaneo fare un paragone sono gli italiani The Foreshadowing soprattutto per l’utilizzo pressochè identico della voce in tonalità baritonali e sovrapposte quasi a ricordare alcuni canti monastici, tratto caratteristico proprio dell’impostazione vocale del gruppo nostrano. Toni cupi senza essere tenebrosi si stratificano dall’iniziale “Nihil” in poi, formando un mirabile intreccio di armonie e vocalizzi, capaci di definire e arricchire un comparto strumentale di tutto rispetto, definendone corpo e spessore con il proprio andamento malinconico e raccolto. Unica eccezione, la parte finale di “Blood And Ruin”, in cui il tono si alza, assumendo un’inflessione metallica e cantilenante. I paragoni su cui ci siamo soffermati non devono però trarre in inganno: i Deathwhite non sono nè meri epigoni nè pallide copie; al contrario, riescono a reinterpretare i dettami del genere (cui volontariamente scelgono di appartenere) in maniera decisa e personale, lambendo talvolta coste vicine al post-metal dello scorso decennio o di sfuggita gli abissi aspri del black più atmosferico, incastrando ad esempio in “Earthtomb” uno dei momenti più concitati (un galoppo furioso di batteria avvelenato da una furia nerissima) con passaggi di chiara derivazione doom (dove invece i colpi di cassa sono rallentati e sospesi) e chitarre struggenti. Pessimismo, solitudine, fatalismo e disillusione si fanno dolorosamente strada in canzoni come “Quietly, Suddenly” o “So We Forget”, mentre la titletrack fa la spola tra suggestioni introspettive e desolazione. I toni assumono talvolta un’epicità drammatica, colpendo le orecchie ed il cuore con un’energia carica di vitalità e quando questo succede in “No Thought Of Memory” il risultato è davvero da pelle d’oca, così come quando il basso pulsante di “Immemorial” si intreccia deliziosamente con un screaming abrasivo. Una produzione azzeccata (a cura di Shane Mayer e del decano death metal Erik Rutan nei rispettivi studi), capace di valorizzare ciascuno degli stati d’animo – musicali e non, è la giusta cornice ad un disco intenso e toccante. Ancora una volta.
Germogliato durante il primo anno di pandemia, “Grey Everlasting” è un viaggio bellissimo fatto di introspezione e disillusione, che si articola coniugando splendidamente chiaroscuri gotici e contrasti musicali, stagioni morenti, tempeste interiori e cieli autunnali. Da ascoltare e riascoltare, scoprendo ogni volta un motivo in più per lasciarlo sedimentare nel nostro stereo per molto, molto tempo.

TRACKLIST

  1. Nihil
  2. Earthtomb
  3. No Thought or Memory
  4. Quietly, Suddenly
  5. Grey Everlasting
  6. White Sleep
  7. Immemorial arsh
  8. Formless
  9. So We Forget
  10. Blood and Ruin
  11. Asunder
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