DECLINE OF THE I – Escape

Pubblicato il 28/08/2018 da
voto
7.5
  • Band: DECLINE OF THE I
  • Durata: 00:55:30
  • Disponibile dal: 27/07/2018
  • Etichetta: Agonia Records
  • Distributore:

“Non tutte le prigioni hanno le sbarre: ve ne sono molte altre meno evidenti da cui è difficile evadere, perché non sappiamo di esserne prigionieri. Sono le prigioni dei nostri automatismi culturali che castrano l’immaginazione, fonte di creatività”.
(H. Laborit, da “Elogio Della Fuga”)


Poesia sulfurea e post black metal. Una miscela malinconica e salmastra, questo terzo lavoro dei francesi Decline Of The I, che probabilmente assurgono qui al loro lavoro più complesso e maturo. La trilogia dedicata a Henri Laborit si conclude con “Escape”, lato finale del percorso del medico, biologo e filosofo francese. Sei tracce, cinquantacinque minuti di smarrimento, ritrovamento e annientamento del sé, come la tradizione psicanalitica novecentesca tinta della poetica maudit. Il post-black metal atmosferico e luciferino, fatto di atmosfere rarefatte e oscure, fredde e umide, nelle pareti e nelle gabbie della mente del narratore prosegue il discorso di “Rebellion” del 2015 in maniera ancora più evoluta ed elaborata. Il lavoro di A.K (già con Vorkreist, Merrimack, Neo Inferno 262, Malhkebre, Diapsiquir) si arricchisce con altri musicisti provenienti da altrettante realtà estreme come Merrimack, Anus Mundi, Temple Of Baal, Eibon e Drowning Fame. Già con “Disruption” l’orchestrazione visionaria e allucinata dei pazienti di Laborit fa da contrappunto al metal estremo proposto in apertura, in cui elementi progressive rendono il tutto ancora più espressionista, alienante e sghembo, insieme ad una certa epicità black metal sul finale (che permea tutto l’album in alcuni momenti salienti). La misura di inquietudine diventa elevata nella seconda traccia, “Enslaved By Existence”, in cui i cori iniziali, i lamenti processati e la pesantezza di certi pattern ritmici, oltre che di sound, rendono l’atmosfera ancora più opprimente, coma una camera di ospedale psichiatrico, rendendo il pezzo uno dei più evocativi dell’intero lavoro. Vero è altresì che il lavoro sonoro è sicuramente poco inquadrato per suonare ‘vero’ e questo potrebbe fare perdere a molti l’interesse per la materialità dell’opera, talvolta lasciata andare ad una visione espressiva così pretenziosa e altamente processata. Anche qui, però, si tratta di una scelta dai caratteri specifici, come se lo stesso metal estremo stesse chiedendo oggi di offrirsi in una sua evoluzione, che però ne mantenga i connotati espressivi inquieti ed oscuri. Ancora una volta, allora, i Decline Of The I approfondiscono il loro percorso e, seppur svuotati di quel senso becero ed onesto da cantina e sala prove, offrono un lavoro ragionato, studiato e narrativo, capace di colpire a fondo. “Hurlements En Faveur De FKM” riesce a risultare violenta al punto giusto, esempio di un lavoro che si volge sulla composizione a tavolino, più che da sala prove, ma risulta difficile scindere da questa una certa visceralità ed effetto finale che colpisce a fondo nel cuore. La continua altalena di distorti e arpeggi, growl e parti recitate, break e interludi risulta potente e mai eccessivamente prolissa. “Je Pense Donc Je Fuis” chiude il disco e la trilogia dedicata a Laborit in pompa magna: la ricerca della propria strada nel buio della notte, simboleggiata da timpani iniziali e cori ecclesiastici, poi un basso distorto precede un growl rabbioso e un lavoro di chitarra che sembra ricordare certi Blut Aus Nord più inquieti (con un finale strappato ai The Body). A conti fatti, il lavoro di A.K e dei suoi compatrioti risulta un perfetto tassello finale per una proposta musicale che non smette di intrigare per le sue viscerali progressioni post-black e la sua verve esistenzialista decadente.

TRACKLIST

  1. Disruption
  2. Enslaved By Existence
  3. Organless Body
  4. Hurlements En Faveur De FKM
  5. Negentropy (Fertility Sovereign)
  6. Je Pense Donc Je Fuis
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