DEEP PURPLE – Deep Purple

Pubblicato il 22/09/1969 da
voto
7.0
  • Band: DEEP PURPLE
  • Durata: 00:44:32
  • Disponibile dal: 21/06/1969
  • Etichetta: EMI
  • Distributore:

Come da programma, con la pubblicazione di “The Book Of Taliesyn” di avvicina anche l’atteso momento del tour americano: i Deep Purple non hanno alcuna fretta di conquistare la madrepatria, anzi, assumono un atteggiamento quasi snob nei confronti dell’Inghilterra e guardano solo oltreoceano verso il luminoso paradiso a stelle e strisce. Il debutto sul suolo americano è uno dei migliori possibili, di spalla ai Cream. I Deep Purple non si fanno intimorire dalla leggenda del trio e mettono in piedi un grande show, capace di tenere testa agli headliner tanto che, narra la leggenda, il management dei Cream decide di scaricarli dopo poche date per timore che questi giovani musicisti possano adombrare la grandezza di Clapton e soci. Poco male, comunque, perché la Tetragrammaton fa il suo lavoro e permette ai Deep Purple di affrontare un vero tour da headliner, facendoli suonare in lungo e in largo per gli Stati Uniti e dando loro un assaggio di quel lusso da rockstar che non avevano ancora provato. Il tour, comunque, si rivela una tappa importantissima per gli inglesi, che possono affinare al massimo la loro tecnica strumentale e il loro affiatamento sul palco, tornando in Patria con una maggiore consapevolezza dei propri, notevoli, mezzi. Con questo spirito la band rientra in studio per la realizzazione del terzo album, che li porta a cambiare un po’ l’approccio: basta cover rivisitate, ma finalmente un vero album di pezzi originali, con solo un’eccezione, “Lalena” di Donovan, resa per l’occasione in una forma minimale ed eterea, l’opposto rispetto alle vorticose riletture proposte in passato. Il risultato sono una manciata di brani di buon livello, che mettono in mostra i punti di forza dei vari musicisti: “The Bird Has Flown” mostra il solito eccezionale interplay tra i musicisti, con Lord e Blackmore a dar sfoggio della loro tecnica; “Chasing Shadows” è l’occasione per dare a Paice il suo momento di gloria, con un ritmo tribale e selvaggio ad elevare un pezzo che, altrimenti, non sarebbe poi così notevole; “Why Didn’t Rosemary?” lascia il campo a Blackmore dandoci uno scorcio di quello che saranno i Deep Purple da lì a poco; mentre “April” sviluppa ulteriormente l’amore di Lord per le commistioni classiche, ponendo un altro interessante tassello verso il “Concerto For Group And Orchestra”. La qualità è assolutamente degna di nota e, di fatto, si osserva un passo avanti rispetto al precedente lavoro, eppure il rapporto con il mercato discografico diventa ancora più teso. L’album è un fiasco totale dal punto di vista delle vendite: una misera posizione 162 nella classifica conferma il malcontento dell’etichetta americana, la Tetragrammaton, che già non sta navigando in buone acque, e sancisce il definitivo passaggio alla Harvest, etichetta sussidiaria della EMI. Qualcosa deve cambiare, nei Deep Purple, e anche in fretta, per poter riportare la nave sulla retta via: qualche mese prima è arrivato sul mercato il primo disco dei Led Zeppelin che ha sconquassato la scena con la sua forza selvaggia, una forza che non lascia indifferente nemmeno Jon Lord. Un giorno, il tastierista prova a collegare il suo organo ad un amplificatore Marshall per chitarra e il risultato lo lascia senza fiato per la potenza sprigionata: questo, unito allo stile infuocato di Blackmore e allo stile unico di Paice, avrebbe potuto dare filo da torcere anche a Page e compagni, ma… C’è un ‘ma’. La voce di Evans e il basso di Simper non sono adatti per questa transizione verso il rock più duro, pur essendo loro degli ottimi musicisti; quindi i tre restanti si riuniscono e decidono di fare il grande passo, cambiando per sempre il destino dei Deep Purple.

TRACKLIST

  1. Chasing Shadows
  2. Blind
  3. Lalena
  4. Fault Line
  5. The Painter
  6. Why Didn't Rosemary?
  7. Bird Has Flown
  8. April
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