DEEP PURPLE – Machine Head

Pubblicato il 23/09/1972 da
voto
10.0
  • Band: DEEP PURPLE
  • Durata: 00:37:26
  • Disponibile dal: 01/03/1972
  • Etichetta: Purple Records
  • Distributore: Warner Bros

E’ la fine del 1971 e per i Deep Purple si è appena conclusa una fase abbastanza faticosa, tra le tensioni della realizzazione di “Fireball” e più di un problema di salute che ha coinvolto qualche membro del gruppo. Non c’è tempo da perdere, però, perché le leggi del mercato lo impongono ed è tempo di pensare ad un nuovo album: così i Deep Purple decidono di affittare lo studio mobile dei Rolling Stones e, quantomeno, di andare a lavorare in un ambiente più rilassante. I musicisti, quindi, se ne vanno a Montreux, con l’intenzione di registrare le nuove canzoni all’interno del casinò, grazie all’amicizia nata con Claude Nobs, fondatore del celebre Montreux Jazz Festival, ma, come spesso accade, un evento inatteso spariglia le carte in tavola. Il 4 dicembre, infatti, durante un concerto di Frank Zappa al casinò, uno spettatore lancia un razzo di segnalazione all’interno della sala, colpendo il soffitto di materiale infiammabile e causando un brutto incendio. La band si ritrova così a fissare il fumo che aleggia sull’acqua del Lago di Ginevra, non sapendo bene come recuperare la situazione, ma fortunatamente ci pensa Nobs a cavarli dall’impiccio, spedendoli al Grand Hotel dove, finalmente, le registrazioni cominciano. Il risultato di queste incisioni non è altro che uno dei dischi più importanti ed influenti della storia del rock: nessuna outtake, nessun pezzo scartato, solo otto gioielli senza tempo, sette che completeranno l’album e una, “When A Blind Man Cries” a fare da B-side del primo singolo, “Never Before”. L’apertura del disco, anche questa volta, è semplicemente perfetta: “Highway Star” è un capolavoro di energia e tecnica, un’auto lanciata a folle velocità con Lord e Blackmore ad intrecciare assoli sopraffini. Non a caso per lungo tempo sarà il brano con cui i Deep Purple apriranno i loro concerti ed è, innegabilmente, uno dei pezzi più amati dal pubblico da più di 40 anni. L’intero disco è costellato da classici, dalla trascinante “Lazy” alla potentissima “Space Truckin’”, fino anche alla stessa “When A Blind Man Cries”, che col tempo si è affrancata dal suo ruolo, entrando di diritto nella storia. E come potrebbe essere altrimenti? Un blues malinconico, intenso, con un assolo di Blackmore talmente bello da essere commovente. Anche i brani meno noti sono di valore assoluto: la melodica “Never Before”, “Maybe I’m A Leo”, con il suo riff di chitarra coinvolgente e il ritmo giocoso; ma soprattutto “Pictures Of Home”, capolavoro epico e maestoso, fortunatamente riportato in auge con l’arrivo di Steve Morse, che mostra una performance strumentale eccellente ed un testo di Ian Gillan che riflette, non senza amarezza, sulla sua condizione nella band. E poi c’è Lei… “Smoke On The Water”, ispirata proprio dall’episodio dell’incendio al casinò e diventata di fatto una delle canzoni rock più famose di sempre, quella che non può mai mancare quando i Deep Purple si esibiscono, che passa per radio ancora oggi tra i classici di sempre, che tutti cantano a squarciagola, che (diciamolo) ci ha pure un po’ stufati da tanto l’abbiamo ascoltata! E’ la canzone che qualunque cover band da bar infila nella sua scaletta e che milioni e milioni di chitarristi hanno imparato a suonare, con quel riff che, sì, sarà pure semplice, quasi elementare, ma che ha fatto la Storia. Un album di questa portata non rimane nell’ombra e il pubblico se ne accorge, nonostante la scelta francamente sbagliata del primo singolo: primo posto della classifica degli album in UK e settimo (che vuol dire doppio platino!) in USA. I Deep Purple passano da un successo all’altro ma, dietro alla patina scintillante, le crepe si anno sempre più larghe: Blackmore ormai sta pensando sempre di più ad un futuro senza i suoi compagni, c’è sempre più tensione nell’aria e la situazione sta ormai per degenerare. Il futuro ci dice che ci saranno altri momenti magici nella vita dei Deep Purple, altri capolavori immortali verranno scritti, ma con “Machine Head” si chiude un trittico perfetto che non verrà più eguagliato.

TRACKLIST

  1. Highway Star
  2. Maybe I'm a Leo
  3. Pictures of Home
  4. Never Before
  5. Smoke on the Water
  6. Lazy
  7. Space Truckin'
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