DEEP PURPLE – SPLAT!

Pubblicato il 01/07/2026 da
voto
7.5
  • Band: DEEP PURPLE
  • Durata: 00:50:20
  • Disponibile dal: 03/07/2026
  • Etichetta:
  • earMusic

Nello studio della dinamica dei fluidi, c’è una legge che regola il comportamento fisico di un vortice: più la distanza dall’asse di rotazione si stringe, in prossimità della fine, più la velocità aumenta.
Nel vortice della carriera dei Deep Purple, stiamo assistendo proprio a questo fenomeno: più gli anni passano, più Ian Gillan e compagni accelerano. Sono passati appena due anni dal precedente “=1” ed eccoli già qui con un nuovo album, “SPLAT!”, un tour programmato di ottantasei (!) date in giro per il mondo e dalle ultimissime interviste rilasciate dalla band, sembrerebbe che ci siano già dei piani in essere per un ulteriore album da registrare già nel 2027.
Non c’è dubbio, insomma, che i Deep Purple vogliano godersi questi ultimi giri di danza fino in fondo, divertendosi e divertendoci finché la loro forma fisica e la loro ispirazione artistica glielo consentiranno. Sulla prima, considerato il programma che hanno messo in piedi per il 2026, sembrerebbe tutto sotto controllo; quindi, concentriamoci sulla seconda.
All’epoca di “=1”, infatti, ci era parso di notare un piccolo calo nella qualità abitualmente altissima della proposta dei Deep Purple, complice un parziale abbandono delle sonorità più progressive di album come “Now What?!” e “Infinite”, in favore di un approccio più essenziale e diretto.

“SPLAT!”, da questo punto di vista, non segna un’inversione di rotta: l’album contiene ben tredici canzoni, tutte di una durata piuttosto contenuta, tra i tre e i quattro minuti. Quello che è cambiato, in meglio, è invece il rapporto tra l’energia gioiosa che questa essenzialità porta in dote, e il meraviglioso dialogo strumentale che, da sempre, è uno dei punti di forza della band inglese.
Ian Gillan si è spinto a dire che questo disco ha recuperato lo stile e le sonorità degli album degli anni Settanta, di capolavori come “Machine Head”: forse non arriveremmo ad azzardare un tale paragone, ma è vero che “SPLAT!” è il disco più heavy dell’esalogia prodotta da Bob Ezrin. Lo stesso Simon McBride, che indubbiamente ha portato una scarica di energia nell’assetto della band, in questo capitolo appare alle sei corde più efficace, più rilassato e libero di dare sfogo al suo talento, soprattutto in fase solista.
A dare il tono è “Arrogant Boy”, biglietto da visita perfetto per ribadire lo stato di salute della band: in poco più di tre minuti, troviamo un riff incalzante, una linea vocale coinvolgente e quel duellare tra McBride e Don Airey che resta il cuore pulsante del Purple-sound. È la stessa logica che governa i momenti più riusciti del disco, soprattutto quando l’essenzialità non smorza il dialogo strumentale ma lo costringe a farsi più conciso. È il caso di “Diablo”, che lavora su un incedere più cadenzato e roccioso, o “The Lunatic” che apre su un ritornello arioso e su un Don Airey stellare all’organo Hammond.

Accanto a questa anima diretta, “SPLAT!” coltiva però anche la sua vena più evocativa: “Guilt Trippin'” recupera quel flavour orientale che riconduce subito alle trame di “Rapture Of The Deep”, mentre “Sacred Land” si spinge oltre e, con la sua introduzione dalle atmosfere arcane, sfiora addirittura il territorio dei Rainbow.
Nel descrivere le canzoni, siamo consapevoli di aver dato maggior spazio ai due strumenti solisti, ma naturalmente la sezione ritmica di Roger Glover e Ian Paice non è certo secondaria nell’economia dell’album: i due accompagnano ogni canzone con il loro stile riconoscibile e con quella naturalezza che non necessita di ritmi tentacolari per risultare sempre perfettamente funzionale alle canzoni.
Ian Gillan, infine, si staglia sulla trama strumentale con la solita enorme classe, disegnando linee vocali sempre interessanti, seppure in linea con quello che il suo attuale range vocale può permettergli di raggiungere. I suoi testi, invece, alternano come d’abitudine momenti più giocosi e ironici (“Jessica’s Bra”), ad altri più introspettivi e riflessivi, come nel caso della title-track, un altro brano eccellente, guidato dal basso di Roger Glover.

C’è ovviamente qualche canzone meno efficace e non tutto gira sempre alla perfezione, soprattutto nella seconda metà del disco (“Third Call”, “My New Movie”), ma si tratta di cali fisiologici che possiamo trovare praticamente in ogni album.
In realtà, se volessimo far emergere l’unico vero difetto di “SPLAT!”, ci rivolgeremmo piuttosto al fatto che la scelta di scrivere canzoni tendenzialmente corte finisce per comprimere eccessivamente le parti strumentali, le quali avrebbero forse beneficiato di un maggiore spazio di manovra.
Nell’intervista che abbiamo realizzato con Ian Paice e Simon McBride di prossima pubblicazione, il batterista ha parlato giustamente di calo dell’attenzione nelle nuove generazioni, di una società sempre più basata sulla velocità e su contenuti brevi, gli unici compatibili con la frenesia della nostra vita. Tuttavia, siamo convinti che una band con la storia dei Deep Purple possa serenamente fregarsene delle logiche da social, dando fiducia alle capacità del proprio pubblico.
Detto questo, comunque, “SPLAT!” rimane un lavoro davvero pregevole, che magari non arriverà al vertice della carriera recente della band – primato che, per noi, resta saldamente nelle mani di “Infinite” – ma che mettiamo serenamente al pari di album come “Now What?!” o “Whoosh!”.
Un grande ritorno per una band che sembra davvero inarrestabile.

TRACKLIST

  1. Arrogant Boy
  2. Diablo
  3. The Rider
  4. The Lunatic
  5. The Only Horse In Town
  6. Sacred Land
  7. The Beating Of Wings
  8. Guilt Trippin'
  9. Scriblin’ Gib’rish
  10. Jessica’s Bra
  11. Third Call
  12. My New Movie
  13. Splat!
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