DEEP PURPLE – The Book Of Taliesyn

Pubblicato il 22/10/1968 da
voto
6.5
  • Band: DEEP PURPLE
  • Durata: 00:43:40
  • Disponibile dal: 11/12/1968
  • Etichetta: EMI
  • Distributore:

“Shades Of Deep Purple” non sta riscuotendo grandissimi consensi in Europa, ma la cosa non sembra preoccupare particolarmente la Tetragrammaton, perché i soldi intorno al nome dei Deep Purple iniziano a girare lo stesso. Il quarto posto in classifica raggiunto dal singolo “Hush” negli Stati Uniti è un’occasione d’oro e l’etichetta non vuole farsela scappare. Giusto per dare un’idea di cosa significasse, un numero 4 di Billboard si traduce in passaggi costanti sulle radio, un tour già programmato e circa un milione di copie vendute. Siamo alla fine dell’estate del 1968 e di lì a poche settimane per i Deep Purple sarebbe iniziato il tour negli Stati Uniti che, nelle intenzioni della band e della casa discografica, avrebbe potuto sancire il definitivo successo del gruppo. Decisa a cavalcare l’onda del successo, dunque, la Tetragrammaton prende una decisione totalmente impensabile al giorno d’oggi: spedisce un anticipo di un quarto di milione di dollari alla band e li rinchiude in studio per permettersi di pubblicare il loro secondo disco in concomitanza con il tour americano. I Deep Purple ovviamente accettano, ma c’è un piccolo problema: nel vortice degli ultimi mesi, con il primo disco pubblicato, concerti e promozione, non c’è stato molto tempo per pensare a nuova musica così, mentre per “Shades Of Deep Purple” i musicisti si erano presentati in studio con un repertorio già oliato e perfettamente funzionante, questa volta bisogna un po’ improvvisare. Visto che la prima volta la formula aveva funzionato, il gruppo decide di replicarla, puntando su una manciata di cover rielaborate con la perizia strumentale che li contraddistingue da sempre, unita a pezzi originali. Le prime comprendono “Kentucky Woman”, un pezzo di Neil Diamond che viene scelto come singolo trainante dell’album e che sarà anch’esso un buon successo negli Stati Uniti, pur fermandosi solo alla posizione 38 di Billboard. In effetti, pur essendo ben arrangiato e melodico al punto giusto, il pezzo non riesce ad essere efficace quando “Hush”. Anche in questo nuovo lavoro troviamo una cover dei Beatles, “We Can Work It Out”: i Deep Purple avevano ricevuto un encomio dalla band di Liverpool, che avevano citato “Help” tra le riletture migliori di un loro brano, e così il gruppo cerca di bissare il successo (ahimè, non riuscendoci, a nostro parere), integrando il pezzo di Lennon e McCartney con una bella introduzione che oggi definiremmo progressive e che comprende dei rimandi ad opere classiche di Beethoven e Tchaikovsky. Citazioni classiche, infine, si avvertono pesantemente anche nell’ultima cover, “River Deep And Mountain High” di Ike & Tina Turner, che viene stravolta in una lunga suite che rimanda direttamente a quel “Also Sprach Zarathustra” di Richard Strauss reso famoso proprio quell’anno dal film “2001: Odissea Nello Spazio”. Altalenanti, ma non meno interessanti, anche i quattro pezzi originali restanti: se da un lato, infatti, l’iniziale “Listen, Learn, Read On” non convince pienamente, la successiva “Wring That Neck”, invece, è un concentrato di classe strumentale. Scritta principalmente da Blackmore su ispirazione di una melodia di violino ascoltata anni prima, la composizione mostra tutta la perizia raggiunta dal gruppo, con un bilanciamento perfetto tra le parti. Comprensibilmente il brano diventerà uno dei pezzi centrali nei concerti, arrivando a dilatarsi fino ad oltre i venti minuti di durata, e basterebbe ascoltare la straordinaria rilettura proposta nel 1999 alla Royal Albert Hall, con i fiati a riprendere il tema di chitarra, per capire quanto il brano risulti ancora fresco e vivo dopo tanti anni. Molto particolari, infine, “Shield”, che sfocia in territori cari alla psichedelia, con il suo incedere sinuoso e percussivo (a parere di chi scrive un piccolo gioiello totalmente dimenticato), e “Anthem”, dove Jon Lord può dare sfoggio alle sue pulsioni classiche, giocando prima con un mellotron e lasciando poi spazio ad un vero quartetto d’archi, ponendo di fatto le primissime basi per quella commistione tra musica sinfonica e rock. A conti fatti, dunque, “The Book Of Taliesyn” rimane un episodio minore nella discografia dei Purple, sebbene, considerando la sua genesi, il risultato finale sia tutt’altro che disprezzabile.

TRACKLIST

  1. Listen, Learn, Read On
  2. Hard Road
  3. Kentucky Woman
  4. Exposition / We Can Work It Out
  5. Shield
  6. Anthem
  7. River Deep, Mountain High
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