7.0
- Band: DEEZ NUTS
- Durata: 00:31:12
- Disponibile dal: 31/10/2025
- Etichetta:
- Century Media Records
Spotify:
Apple Music non ancora disponibile
La storia dei Deez Nuts è collegata a quella degli I Killed The Prom Queen, formazione metalcore australiana che nei primi anni 2000 ebbe una vampata di successo internazionale insieme ai connazionali Parkway Drive e The Amity Affliction. Con lo scioglimento, il batterista Jj Peters, amante di hardcore ed hip-hop, ha fondato i Deez Nuts, formazione che dal 2007 coniuga i generi a livello musicale, attitudinale ed estetico in una commistione di generi molto divertente, sboccata ed edonistica.
Nel corso degli anni i Deez Nuts vanno ad annacquare le origini australiane con un l’innesto in pianta stabile dei newyorkesi Matthew ‘Realbad’ Rogers (chitarra) e Alex Salinger (batteria), si uniscono stabilmente a Century Media, trovano nell’Europa continentale il loro mercato di riferimento e, sfortunatamente, perdono il bassista Sean Kennedy, che si toglie la vita nel 2021.
Il suicidio di Kennedy, compagno di band e amico di una vita del leader Jj Peters, cambia profondamente la filosofia dell’artista, che dice addio ad alcool e droga con conseguente impatto sul lato festoso ed autodistruttivo del gruppo.
Dopo il doloroso stop è però tempo di tornare a far musica, quindi a sei lunghi anni dal precedente “You Got Me Fucked Up” arriva “Saudade”, con la formazione più internazionale di sempre: arrivano infatti Apolinário ‘Poli’ Correia (Devil In Me, Portogallo) e Jesse Labovitz (No Warning, Canada) che si affiancano all’inossidabile duo Realbad/Jj.
Non nascondiamo che l’abbandono della componente party e debosciata – una delle coordinate stilistiche prominenti che ha definito l’identità dei Deez Nuts – era una delle principali preoccupazioni nell’ascoltare il primo capitolo di quello che può essere tranquillamente definito come un nuovo corso, ma ascoltando qualche volta i primi pezzi possiamo ritrovare l’energia irriverente del gruppo, lo swag e le spacconate tipiche dell’anima hip-hop.
Confermare alla console Andrew Neufeld dei Comeback Kid da una scelta tecnica si trasforma gradualmente in una chiara influenza stilistica, soprattutto nella seconda parte della tracklist, dove troviamo una ricerca delle melodie più marcata, evidente in brani come “Uncut Gems” ma anche, in generale, nelle inflessioni della delivery di Jj, sempre cadenzata e vicina al rap ma in un certo senso ‘intonata’, incastrata spesso e volentieri in una linea melodica. Anche il suono delle chitarre, con un riffing sempre senza fronzoli, si fa più metallico e compatto, in linea con quello dei Comeback Kid.
Come dicevamo, nei testi c’è più introspezione, toccando temi sensibili come perdita, rabbia e resilienza, ma la sopraggiunta maturità lirica e l’emotività riescono a convivere con il bounce e la carica stradaiola dei DN, andando tutto sommato ad accontentare chi li ha seguiti dal giorno uno.
Certo, qualcuno potrà scontrarsi con il nuovo percorso della band e con la nuova visione sentimentale ed emotiva dei Deez Nuts, che agli esordi parevano escludere del tutto la possibilità di un’evoluzione matura, ma in questa evoluzione per molti versi necessaria si rispecchia l’animo artistico del leader, che introduce nuovi elementi confermando quell’energia contagiosa e quella grinta che ha sempre contraddistinto il gruppo.
Non è un centro perfetto in quanto alcuni brani nella nuova direzione possono sembrare ancora un po’ generici, ma nella sua brevità il disco è diretto, godibile e facilmente assimilabile, con quel ‘plus’ che trasmette l’inedita emotività.
La verità è che gli anni passano e considerato il vissuto del leader della band questa virata può essere considerata la più onesta e reale delle possibilità. “Stay True” dicevano i DN, e così li ritroviamo, onesti e fedeli a loro stessi.
