7.5
- Band: DEFACEMENT
- Durata: 00:41:07
- Disponibile dal: 22/08/2025
- Etichetta:
- Unorthodox Emanations
Che le distanze fisiche dei suoi membri non rappresentino un problema per la prolificità artistica dei Defacement era ormai cosa nota: sparsi tra Olanda, Italia e Libia, le menti coinvolte nel progetto non lasciano passare nemmeno un anno dalla precedente fatica discografica prima di dare alla luce il loro nuovo, infausto prodotto artistico.
Affrontando un pensiero critico su “Doomed”, si potrebbe partire proprio da ciò che in passato (più specificamente nel precedente album “Duality”) meno ci aveva convinto della frenetica formula di dissonant death metal del combo, ovvero gli intermezzi ambient/noise che, anche stavolta, costellano la title-track e si alternano ai brani ‘normali’ del disco: laddove infatti trovavamo ininfluenti, se non addirittura fuori luogo e poco omogenei gli interventi di musica bianca del passato, si trova oggi un legame certamente più consono e stringente tra le due anime della band, che mischiano uno spirito trasognante ed etereo sia nei momenti di riposo, che nella furia disorientate delle loro canzoni.
Il clima inquieto ma delicato di “Mournful” ad esempio, fa il paio con i forti contrasti presentati da “Portrait” prima, ma anche da tutte le altre composizioni presenti su “Doomed” poi. Il brano si apre su folli architetture ritmiche ormai tipiche per il combo, capace di passare sinuosamente entro la metà del pezzo a delle ariose aperture atmosferiche dal forte impatto melodico, secondo un gusto quasi romantico che colpisce dritto nel segno.
Già in “Duality” i ragazzi avevano mostrato di saper inserire degli ampi respiri cosmici all’interno delle fitte maglie del loro death metal storto, ma si capisce presto come questo elemento rappresenti oggi un elemento di volta assolutamente non ignorabile in tutte le canzoni proposte.
“Unexplainable” amplia ancora di più il discorso, arrivando ad un climax così intenso da ricordare le cose migliori dei Deafheaven, prima di spezzare ancora la tensione con la strumentale “Forlorn”. “Worthless”, insieme ad “Absent”, è quella che più si avvicina al passato abissale dei Defacement, mettendo sul tavolo delle vorticose progressioni dementi che acquistano valore ascolto dopo ascolto, ma anche esse non riescono ad evitare dei passaggi più morbidi dove si esaltano i valori solistici di entrambi i chitarristi, abilissimi in questi episodi ed in “Unrecognised” a creare delle linee melodico/ritmiche mai ben definite nei ruoli, e sempre molto fluenti nel passare dall’una all’altra funzione con grande abilità.
Nel complesso quindi, “Doomed” si segnala rispetto alla precedente discografia per uno smaccato sentore emotivo che pervade il platter, avvicinando l’operato di Khalil Azagoth e compagni a realtà atmospheric metal ben più blasonate: a scapito quindi di una fetta di originalità, il lavoro ne guadagna in chiarezza e facilità di ascolto, pur trattandosi di sfumature e finezze ben percepibili solamente dagli amanti ed abituali fruitori di realtà cavernose e dissonanti come i Defacement.
