7.0
- Band: DEFLORE
- Durata: 00:43:00
- Disponibile dal: //2010
- Etichetta:
- Subsound Records
“Egodrive”, il secondo album dei rumoristi romani Deflore, così come fu già per l’esordio, pur essendo discretamente lontano dal mondo del metal per ciò che concerne strutture dei brani e strumentazioni utilizzate, vi si avvicina parecchio per un’attitudine estrema che porta il duo a sperimentare soluzioni decisamente pesanti. La musica composta da Christian Ceccarelli e Emiliano Di Lodovico infatti può essere catalogata come un raccordo tra industrial ed elettronica, dato che media la martellante e soffocante marzialità tipica di Skinny Puppy ed Einstunderze Neubauten con l’ariosità di certi loop e con tutto uno spettro di sonorità raggiungibili solo tramite macchine e programmazione. La strumentazione tradizionale viene limitata all’utilizzo di basso e chitarra, oltre ai quali veniamo travolti da un’orgia di synth, sample, loop ed effetti sonori e vocali. Il brano iniziale “La Guerra Degli Orsi” è maggiormente legata a strutture prettamente industrial, ma già con la successiva “Morbo 32” assistiamo ad un’evoluzione elettro che solo ad inizio brano riesce a scalfire il moloch sonoro generato dalle macchine. “Electropause” inizia con dei loop quasi da dancefloor, ma viene sotterrata da un’effettistica rumorista ed industriale davvero agghiacciante nel suo crescendo, salvo poi concentrarsi su un finale elettro-dub (ci scusiamo per la terminologia forse inappropriata) decisamente interessante e futurista. La calma ed un senso di cupa tranquillità aprono “Doppiozero” che, dopo un crescendo meno riuscito di altri, sfocia in un metallo industriale non particolarmente entusiasmante e continua poi con questo susseguirsi di situazioni fino alla fine. “Egodrive” si conclude con “Industrial Glamour”, che fa cambiare ulteriormente volto ai Deflore, che in questo caso puntano meno sull’impatto e più sulla perfetta congiunzione tra le loro varie anime: ne esce un brano decisamente intrigante e personale, anche se di qualità leggermente inferiore alle ottime “Electropause” e “Morbo 32”. Christian ed Emiliano riescono quindi a realizzare un lavoro convincente che a tratti arriva ad entusiasmare; ovviamente l’ascolto è rivolto a chi mastica e/o vorrebbe addentrarsi nei meandri più cupi della musica elettro industrial e a chi ha da tempo capito che le macchine e l’effettistica possono tranquillamente emozionare tanto quanto la strumentazione canonica. Per gli altri ovviamente si tratterà solo di rumore senz’anima creato dal computer, tanto per citare un odioso cliché tanto caro ai metallari.
