DEFTONES – Adrenaline

Pubblicato il 21/01/2026 da
voto
9.0
  • Band: DEFTONES
  • Durata: 00:47:08
  • Disponibile dal: 03/10/1995
  • Etichetta:
  • Warner Bros

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I Deftones nascono nel 1988 come prodotto della scena skate di Sacramento, nella California centrale, che a causa della scarsità di parchi dedicati era fondamentalmente street – ovvero praticata su ringhiere, scalinate, marciapiedi e muretti – uno stile tecnico e creativo per necessità. Il movimento era isolato dalla cultura mainstream e fortemente unito, non stupisce quindi che Chino Moreno (voce), Stephen Carpenter (chitarra), Abe Cunningham (batteria) e Chi Cheng (basso) fossero un’anomalia anche a livello musicale, schivando le coordinate classiche e sviluppando un suono fortemente personale. Lo stile ibrido del quartetto univa ritmiche sincopate prese da funk e hip hop, riff granitici presi dal metal ed uno stile vocale che rimbalzava tra il rap-metal dei Bad Brains e i sussurri decadenti dei The Cure.
Questa capacità di passare dalla brutalità di un urlo lacerante alla fragilità di una melodia post-punk ha immediatamente distinto la band dai contemporanei, creando uno status che permise loro di arrivare al debutto con una storia che sfiora la leggenda metropolitana: nel 1994, mentre Chino Moreno lavorava ancora come commesso da Tower Records, una demo (prodotta da Ross Robinson) finì nelle mani dei vertici della Maverick, l’etichetta d’avanguardia di Madonna e Freddy DeMann. Fu la Regina del Pop in persona ad innamorarsi del gruppo, convocando i Deftones per un surreale showcase e firmandoli seduta stante, garantendo loro libertà creativa totale e permettendo un debutto con un grosso budget ma senza compromessi commerciali.
Grazie alle possibilità monetarie offerte da Maverick, i Deftones abbandonarono Ross Robinson (accreditato comunque per la traccia fantasma “Fist”) e scelsero uno dei produttori migliori sulla piazza, quel Terry Date capace di garantire una pulizia e una profondità sonora senza eguali (come dimostrato nei lavori di Soundgarden e Pantera), che adotterà quella timbrica asciutta e tagliente che incarna alla perfezione l’anima più cruda del gruppo.

Il disco si apre con “Bored”, in cui il nichilismo della provincia viene distillato in un riff ruvido, circolare e ipnotico, mentre la voce di Chino Moreno oscilla tra un sussurro apatico e un grido straziante, introducendo quello che diventerà il marchio di fabbrica dei Deftones. Poco dopo incontriamo “Minus Blindfold”, dove il basso crea una struttura elastica su cui Stephen Carpenter scarica colpi di una pesantezza quasi industrial. È solo con “7 Words” però che l’album tocca il suo apice: il pezzo è un’esplosione di rabbia senza filtri su un groove sincopato, un vero e proprio inno underground che dimostra quanto i Deftones fossero perfettamente in grado di manipolare la metrica rap all’interno di un contesto puramente hardcore, sputando in faccia ai discografici ancora alla ricerca dei ‘prossimi Nirvana’.
Proseguendo nell’ascolto, “Engine No.9” emerge come uno degli episodi più feroci della tracklist, con un riff che rilegge i Rage Against The Machine in chiave più oscura e una prova superba alla batteria, che tra metal e funk spinge il brano verso un finale caotico. In “Birthmark”, invece, iniziano a intravedersi quelle sfumature oniriche e sexy che avrebbero dominato i lavori successivi, dimostrando quanto i Deftones fossero pronti ad esplorare la propria vulnerabilità. La chiusura, affidata a “Fireal”, è forse l’indizio più chiaro del futuro della band: una traccia lunga, stratificata e imprevedibile, che abbandona le strutture canoniche per avventurarsi in territori psichedelici e inquietanti, lasciando l’ascoltatore stordito e in uno stato di sospensione emotiva.

Per molti “Adrenaline” è il disco che ha inventato il nu metal, quel terremoto generazionale che scosse l’intera scena. Quel che è certo è che i Korn arrivarono con un anno di anticipo, pubblicando il loro debutto che ha codificato i canoni estetici e sonori del genere, creando per molti una sudditanza che i Deftones impiegarono anni a scrollarsi di dosso. La realtà è più sfumata e complessa, con la band di Sacramento che si è formata molto prima, che sicuramente ha influenzato e si è fatta influenzare dai Korn essendo nata e avendo mosso i primi passi nello stesso bacino californiano, condividendo due visioni diverse della stessa rivoluzione: mentre i Korn erano focalizzati su una rabbia viscerale e disturbante, i Deftones proposero un suono più atmosferico e dinamico. Chino Moreno portò una sensibilità post-punk e una metrica più vicina all’hip-hop scazzato e meno teatrale rispetto a quella di Davis. I Korn rappresentavano l’oscurità dei sobborghi, i Deftones incarnavano l’attitudine della cultura skater. Questi ultimi, inoltre, diedero luce ad una variante più artistica e sfaccettata che avrebbe poi permesso loro di superare più agilmente il declino del genere stesso.
L’eredità di “Adrenaline” è un’ombra lunga proiettata sino ai giorni nostri. Sebbene sia un lavoro meno rifinito rispetto ai capolavori successivi si può apprezzare una purezza animale e una fame ancora affascinanti, in cui è facile immedesimarsi. Al giorno d’oggi i contrasti, la sporcizia e certe visioni eteree di quel disco suonano freschi, urgenti e necessari.
Un primo passo leggendario per una band che sta avendo un ritorno di fiamma impressionante, arrivando proprio in questi anni a livelli di grandezza e reverenza mai raggiunti.

TRACKLIST

  1. Bored
  2. Minus Blindfold
  3. One Weak
  4. Nosebleed
  5. Lifter
  6. Root
  7. 7 Words
  8. Birthmark
  9. Engine No. 9
  10. Fireal
  11. Fist
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