8.5
- Band: DEFTONES
- Durata: 00:42:20
- Disponibile dal: 22/08/2025
- Etichetta:
- Reprise Records
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Nel trentennale derby tra padrini del nu metal i Korn sono storicamente davanti su più fronti – dalla data di pubblicazione del debutto al numero di copie vendute – ma negli ultimi anni i Deftones sembrano aver messo la freccia, avendo ormai sorpassato i cugini di Bakersfield nel conteggio degli streaming e, soprattutto, vista la loro influenza in molte della band più hot del momento, al punto da essere divenuti, loro malgrado,padri putativi del baddiecore (termine usato per indicare le band metalcore amate da chi non ascolta abitualmente metal, prevalentemente per l’uso di melodie pop ed elettroniche).
Sleep Token, Spiritbox, Loathe, Thornill e Gore. – per citare i primi che ci vengono in mente, senza dimenticare omaggi sul giro singolo anche da gruppi più datati come Bring Me The Horizon o Architects – devono tutti qualcosa alla band di Sacramento, a sua volta abile a mantenersi rilevante sia in studio che dal vivo andando oltre il repertorio classico degli anni Novanta.
“Private Music” sancisce il rinnovato sodalizio con Nick Raskulinecz – produttore già in cabina di regia su “Diamond Eyes” e “Koi No Yokan”, ovvero due tra i lavori preferiti dai fan post-2000 – e rappresenta quello che, a caldo, riteniamo essere la migliore espressione dei Deftones almeno da una dozzina d’anni a questa parte, superando di slancio i pur validissimi “Gore” e “Ohms”.
Il tempo dirà, ma al decimo album Chino Moreno e Stephen Carpenter, da sempre yin e yang della band nell’inconfondibile unione tra la malìa melodica del primo e la furia armonica del secondo, si confermano ancora una volta affiatatati nel loro consueto tira e molla; ma incommensurabile è anche l’operato dello storico batterista Abe Cunningham (la sola “Locked Club” basterebbe a conferirgli il titolo di maestro di puntinismo ritmico per come riesce a riempire la tela musicale di colori diversi) e del quarto uomo Frank Delgado, i cui sample restano in filigrana ma hanno un peso specifico nell’economia dei pezzi più rilevante di quanto si potrebbe supporre ad un ascolto distratto.
I Deftones d’altronde, pur essendo tornati in auge anche grazie a trend social, meritano da sempre un ascolto approfondito, meglio ancora se in cuffia e con un buon impianto: solo così si può godere appieno delle mille sfumature, dai graditissimi rimandi sparsi al nu metal dei primi seminali album – il giro di basso che apre “Ecdysis”, i filtri vocali di “Souvenir”, il riff bouncy di “Mik Of The Madonna”, le parti rappate di “Cut Hands” – alle tinteggiature atmosferiche di “Infinite Sources” (il pezzo che gli Smashing Pumpkins non sono più in grado di scrivere da anni) e “I Think About You All The Time” (la versione Tik Tok degli Smiths?); non c’è comunque un singolo brano sottotono, fino alla chiusura di “Departing The Body” dove tutta la band sembra spingersi verso nuovi orizzonti post-metal.
Trent’anni dopo “Adrenaline” molte cose sono cambiate, e rispetto all’esordio il rapporto di forza tra Carpenter e Chino Moreno si è sbilanciato a favore della vena alternative quest’ultimo, ma per fortuna la ‘musica privata’ dei Deftones (parafrasando il titolo, ispirato dalla cartella del desktop dove il cantante conserva le bozze dei brani) continua ad essere patrimonio dell’umanità: prendete ed ascoltatene tutti.
