7.5
- Band: DEGIAL
- Durata: 00:38:28
- Disponibile dal: 24/11/2017
- Etichetta:
- Sepulchral Voice
Era difficile immaginarsi che i Degial potessero allontanarsi troppo da quello stile basato sulla commistione tra death metal morbidangeliano della prima ora e swedish black metal che aveva fatto le fortune dell’esordio “Death’s Striking Wings” e del suo successore “Savage Mutiny”. Duri e intransigenti come poche altre realtà dell’attuale scena svedese, i ragazzi di Uppsala si ripresentano infatti con un terzo full-length che offre le stesse coordinate stilistiche di sempre, confermando a tutto tondo quell’oltranzismo che sin dagli inizi contraddistingue l’attività della band. La cosa importante, però, è che risulta chiara l’intenzione da parte del gruppo di non negarsi completamente ad un percorso di crescita: rispetto a due anni fa non si può dire che nella proposta degli scandinavi vi siano più varietà, più colori o più ampiezza stilistica, tuttavia è abbastanza evidente come il sound si sia fatto maggiormente corposo e dettagliato, grazie in primis ad un lavoro molto attento in sede di produzione. La scelta di non snaturarsi ma allo stesso tempo di essere più risoluti si rivela tutto sommato azzeccata: nella quarantina di minuti, per dieci episodi, di “Predator Reign” emerge la perfetta capacità di gestire le consuete soluzioni death-black, grazie alla quale il disco suona molto naturale e spontaneo; ciò nonostante si sentono anche una rinnovata aspirazione e un’espressività luciferina davvero fuori dal comune. E’ come se, guadagnando in esperienza ma non tradendo affatto le proprie origini, i Degial riuscissero a rendere le loro lame sempre più affilate e letali. Certo, l’eterogeneità non è appunto una delle specialità della band e, alla lunga, è impossibile non notare come il connubio tra riff circolari e melodie fulminee segua più o meno sempre il medesimo canovaccio; il quartetto dovrebbe imparare a rallentare con maggiore frequenza, ma davanti a tracce come “The Savage Covenant” e “Clangor of Subjugation” – dove una furia limpidissima si incrocia anche con un andamento marziale – ci viene da affermare che questo genere venga nobilitato da dischi così, nei quali l’unione frenetica di valenza artistica e genuinità emotiva sa davvero colpire l’ascoltatore più affezionato a queste sonorità. Non sottovalutatelo.
