7.5
- Band: DEGIAL
- Durata: 00:34:18
- Disponibile dal: 25/12/2015
- Etichetta:
- Sepulchral Voice
Impossibile non menzionare i Watain quando si parla dei Degial. Entrambe le formazioni provengono da Uppsala e da anni vantano un legame strettissimo: il batterista Emil Svensson e il chitarrista/cantante Hampus Eriksson hanno più volte fatto parte della lineup da concerto degli autori di “The Wild Hunt”; “Savage Mutiny” inoltre – come, del resto, il precedente “Death’s Striking Wings” – presenta un artwork firmato da Erik Danielsson e contributi musicali e vocali da parte di Set Teitan. Note e aneddoti risultano comunque superflui davanti all’ascolto di questo nuovo lavoro: così come era stato per il debut album, sono sufficienti pochi minuti per accostare la proposta dei Degial a quella dei loro concittadini. Nonostante il suono abbia un taglio maggiormente death metal, all’interno di “Savage Mutiny” troviamo lo stesso principio attivo dei dischi dei loro amici: estremismo smagliato, disadorno, essenziale. A differenza dei Watain, i Degial non flirtano granchè con i Bathory e con il thrash teutonico: il loro primissimo punto di riferimento rimangono appunto i Morbid Angel degli esordi; tuttavia, nel loro sound è facile imbattersi in quella ostinazione teppista nel muoversi dentro il caos, senza quasi mai cedere alla disciplina, tipico di dischi come “Lawless Darkness”. Il quartetto punta molto su questo approccio ruvido, sguaiato e assolutamente satanico: la melodia viene utilizzata per caratterizzare i brani quel tanto che basta affinchè questi non finiscano per fondersi gli uni con gli altri, ma, per il resto, l’opera è incentrata quasi esclusivamente su un susseguirsi di battiti marziali e di urla velenose, luciferine rasoiate swedish black metal e strappi in doppia cassa sempre pià memori di un “Altars Of Madness”. Considerate le insistenti derive classic di Watain e Tribulation, è facile ipotizzare che la stoica fedeltà al puro verbo extreme metal qui messa in mostra possa ben presto aiutare i ragazzi ad assurgere al rango di primi paladini dei tanti fan rimasti delusi dall’ammorbidimento di certe realtà svedesi. D’altronde, basta anche dare uno sguardo alle foto promozionali per comprendere subito quanto i Degial siano intransigenti e tradizionalisti. Non aspettatevi rivoluzioni da questa band, ma, al tempo stesso, non passate oltre se siete alla ricerca di una delle formule death-black più efficaci degli ultimi tempi. Hampus Eriksson e soci, al di là di tutto, si confermano dei compositori notevolissimi.
