7.0
- Band: DELYRIA
- Durata: 00:32:48
- Disponibile dal: 26/05/2023
- Etichetta:
- Great Dane Records
I Delyria mancavano all’appuntamento con l’album da “Sulphurous Extiction” del 2016 e, nel frattempo, la band ha assunto una fisionomia totalmente diversa, con i membri storici Fabio Barbetti (chitarra) e Kyle Mencucci (batteria) che sono stati affiancati dai nuovi Franco Piras (chitarra), Dario Capitani (basso) e Carlos ‘Synder’ Mastantuono (voce).
Ormai navigati e con una certa esperienza, i musicisti toscani hanno affinato una formula che portano avanti da tempo e che, anche in questo caso, subisce solo piccole variazioni sul tema: il loro è un death metal strutturato, suonato con una tecnica sicuramente rimarchevole e che si rifà in egual misura alla scuola americana ed a quella svedese e, soprattutto, con una forte impronta thrash, in questo album perfino più marcata rispetto alle uscite precedenti, tanto che alcuni pezzi sembrano quasi totalmente ascrivibili a questo genere. I riff, componente fondamentale quando si parla di queste sonorità, sono abbondanti e colpiscono nel segno, sostenuti da un’ottima sezione ritmica, mentre la voce è un growl furibondo ma anche abbastanza versatile da adattarsi alle varie dinamiche; una produzione pulita e precisa aiuta sicuramente a valorizzare tutti i dettagli. Nonostante una relativa complessità, il punto di forza può essere individuato nell’impatto, in un’aggressività che non viene mai meno, sia nei momenti in cui impazza la doppia cassa sia nei cambi di ritmo e nel loro suono si possono sentire i The Haunted come i Death o i Sodom.
L’anticipazione dello scorso anno, “Irreligious Fallout”, era già un buon esempio di ciò a cui saremmo andati incontro: un brano veloce, scorrevole e cattivo, adatto per fare headbanging. L’apice, perlomeno in quanto a ferocia, è rappresentato da “Republic Of The Obscene”, in cui il numero di giri si alza ulteriormente e la voce è una furia senza controllo, mentre “The Glyph” riesce a coniugare l’assalto frontale tipico degli Slayer con alcune variazioni prese dai Gojira, risultando per questo motivo il brano più ragionato del lotto.
Certo, originalità non ce n’è molta, anzi, in alcuni frangenti la sensazione è proprio quella di ‘già sentito’, ma le varie influenze sono elaborate con gusto, la scrittura è buona e, soprattutto, il tiro è notevole: “III: Oracles And Tentacles” merita un ascolto da parte degli appassionati di thrash e death metal nelle diverse varianti dei generi.
