6.5
- Band: DEMIKHOV
- Durata: 00:54:56
- Disponibile dal: 15/05/2026
- Etichetta:
- Dio Drone
Avevamo conosciuto i bresciani Demikhov con il loro secondo album, “The Chemical Bath”, un disturbante, spigoloso assemblato di post-hardcore, noise, industrial, psichedelia malata, testimonianza di una formazione abile a destreggiarsi nel rumore, a farlo diventare sommo protagonista delle sue pulsioni artistiche. Un disco di buona personalità e incisivo per come scandagliava sonorità acide e scabrose dell’oggi e del passato, tra passaggi più violenti e oppressivi, ed altri di singolare atmosfera.
Ed è proprio da un modo di intendere l’atmosfera non propriamente rilassante che i Demikhov ripartono, per un lavoro che è un po’ l’altra faccia della medaglia rispetto a “The Chemical Bath”. Chi maneggia suoni di derivazione noise è spesso uso a questo dualismo: volumi massimi, impetuosi, stravolgenti da una parte, parentesi ampie, stranianti e stralunate dall’altra, in una dicotomia/simbiosi della quale è difficile fare a meno.
Per “The World As Non-Objectivity”, i ragazzi di Desenzano optano per una scelta radicale: via gli elementi post-hardcore e noise, nessuna concessione a ritmi intransigenti, storti, difficili, e completo spazio lasciato ad ambient, drone, striature da soundtrack, elettronica.
Prendendo ancora una volta spunto dalla cultura russa, in questo caso dalla vita e dalle opere del pittore avanguardista Kazimir Malevich, i Demikhov si rendono protagonisti di un disco minimale, efficace nel delineare un’atmosfera plumbea, immota, astratta ma non vacua di significati.
Non che si abbia l’ardire di comprendere appieno cosa significhino queste note lunghe, tese, oscure e prolungate con minime variazione nelle singole tracce: ci piace però l’effetto che fanno, il tendersi sornione senza rompersi, in un propagarsi a pulsioni variabili che sembra volerci circondare e soggiogare.
A dire il vero, non accade tantissimo nel corso dei quattro capitoli in cui l’opera è divisa – l’ultima e quinta traccia è la riproposizione live per intero di “The World As Non-Objectivity” – eppure questo ondeggiare sottilmente ruvido, questo rumoreggiare intermittente arriva abbastanza in profondità, anche se probabilmente un’operazione simile, per rendere al meglio, necessiterebbe di accompagnarsi a delle immagini, a qualche filmato che si integri a un simile commento sonoro.
L’ascolto rimane oggettivamente abbastanza difficoltoso, se non si è amanti dell’ambient e del drone puri, quelli che non danno alcuna concessione a strutture vere e proprie, che non contemplano alcun elemento ritmico, melodia evidente, in poche parole tutto quello che rende minimamente confortevole e accattivante la musica.
Si potrà obiettare che da una traccia all’altra lo spartito non cambia molto, ed è questo secondo noi il limite maggiore di “The World As Non-Objectivity”, nonostante la sua durata contenuta non lo renda sfinente e prolisso.
Preferiamo i Demikhov nel loro habitat stilistico più variegato, denso e tumultuoso, ma apprezziamo questo esperimento e il desiderio di mettersi in gioco.
