7.0
- Band: DEMON SPELL
- Durata: 00:34:59
- Disponibile dal: 24/04/2026
- Etichetta:
- Dying Victims Productions
Dopo l’EP “Evil Nights” del 2024, i catanesi Demon Spell tornano con il primo full-length, “Blessed Be The Dark”, un titolo evocativo che, unitamente alle sensazioni suggerite dalla copertina rètro – in odore di horror italiano anni Settanta – mette già in chiaro le cose: nessun cambiamento nel sound, nessuna concessione a modernismi più vari, solo heavy metal oscuro e rituale, profondamente radicato negli anni ’80 e nella loro estetica più arcana, nel solco tracciato dai Mercyful Fate.
Fin dai primi secondi di “As Lucifer Smiles” si capisce che la direzione è quella indicata dall’EP. I versi introduttivi “Under the sign of white-burning crosses / We lay buried by the abyss”, ricordano da vicino l’incipit di “Evil”, prima traccia di “Melissa”, debutto dei Mercyful Fate del 1983, ma, tra atmosfere tenebrose, assalti immediati e riff che colpiscono senza girarci intorno, appare chiaro che la band ha affinato la propria capacità di sintesi, puntando su brani compatti, diretti e costruiti attorno a strutture solide più che a inutili tecnicismi, non lesinando atmosfere ‘morbose’ grazie ai frequenti interventi delle tastiere. In questo senso, “Blessed Be The Dark” rappresenta un passo avanti rispetto all’EP, soprattutto per quanto riguarda la coesione generale e la gestione delle dinamiche.
Il punto focale resta però la voce di Federico Fano, sempre più vicina alle soluzioni teatrali di King Diamond, ma qui leggermente più controllata rispetto al debutto: il suo falsetto resta tagliente e domina la scena, ma è qui inserito in un contesto più equilibrato, dove anche il resto della band trova spazio per emergere.
Brani come “Hexes and Horrors” (con le sue tastiere catacombali) e “Curse of the Undead” insistono su un approccio frontale con i riff aggressivi del chitarrista Francesco Bauso e le ritmiche serrate, mentre “High On Sacrifice” mostra il lato più hard rock’n’roll del gruppo, con un groove efficace e ancora più immediato. Le successive “The Tolling” e “Dive The Hellfire” accentuano ulteriormente le influenze dei Mercyful Fate, tra cambi di tempo, tensioni costruite con attenzione e un gusto per le vibrazioni occulte che resta il marchio di fabbrica dell’intero lavoro.
L’ombra malsana di “Melissa” dei Mercyful Fate incombe in maniera inesorabile sui Demon Spell, e lo si percepisce chiaramente lungo tutta la durata del disco, così come quella dell’EP omonimo dei danesi o delle raccolte più grezze come “Return of the Vampire”.
Tuttavia, rispetto al precedente lavoro dei nostri, “Evil Nights”, qui si intravede una maggiore volontà di strutturare un’identità più definita, anche se non appare ancora del tutto emancipata rispetto alle influenze di base.
La produzione old-school, è perfettamente in linea con la proposta: suoni asciutti, taglienti, senza stratificazioni o arrangiamenti pomposi delle tastiere, che restituiscono quell’impatto diretto tipico delle produzioni anni ’80. Apprezzabile anche il lavoro della sezione ritmica, con Dario Casabona preciso e incisivo dietro le pelli, e il basso di Riccardo Liberti che segue la ritmica in maniera funzionale.
L’accoppiata di “Premonitions” e “Blessed Be The Dark” posta in chiusura funziona bene come atto finale, con atmosfere più cupe e un andamento meno immediato rispetto ai brani precedenti, ma comunque coerente con il resto del disco.
Se da un lato dunque resta evidente una forte dipendenza dai modelli di riferimento, “Blessed Be The Dark” mostra una band più consapevole e focalizzata, capace di scrivere brani efficaci e di mantenere alta la tensione per tutta la durata del lavoro.
In un panorama heavy metal contemporaneo sempre più saturo di suoni digitali, plug-in e produzioni iper-levigate, dove la perfezione tecnica finisce spesso per sacrificare espressività e autenticità, i Demon Spell scelgono una strada diametralmente opposta: recuperare il lato più umano, imperfetto e quindi vivo dell’heavy metal.
Allo stesso tempo, però, considerate le enormi influenze di King Diamond e sodali, la band si inserisce chiaramente nel solco già tracciato di recente da realtà come Attic, Portrait e Them, per dirne alcuni, condividendo con queste un approccio dichiaratamente debitore alla lezione di Mercyful Fate e alla loro teatralità oscura. L’emancipazione, rispetto a questo scenario, sta tutta nel saper trasformare questa eredità in qualcosa di realmente personale. “Blessed Be The Dark” mostra segnali incoraggianti in questa direzione, soprattutto in termini di compattezza compositiva e resa atmosferica, ma resta ancora quella sensazione di forte attinenza stilistica ai gruppi sopracitati.
Ci si aspetta quindi, per il futuro, una crescita più marcata sul piano identitario: meno ‘riflesso’ dei modelli storici e più affermazione di una voce propria, capace di mantenere intatto il fascino dell’occulto senza restare intrappolata nella sola dimensione del tributo.
