DÉPARTE – Failure, Subside

Pubblicato il 04/11/2016 da
voto
7.0
  • Band: DÈPARTE
  • Durata: 00:50:37
  • Disponibile dal: 14/10/2016
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

Album d’esordio per gli australiani Départe, che le note biografiche descrivono come un progetto nato sotto l’egida della nera fiamma black metal e poi evolutosi incorporando diverse influenze – tutte riconducibili all’estremo – fino a questo “Failure, Subside”. Iniziamo subito dicendo che non ci troviamo ad ascoltare il solito gruppo post-black, perchè le influenze death metal sono molto pronunciate e il risultato generale è piacevolmente aggressivo, atmosferico e progressivo assieme. Più nel dettaglio: la breve “Seas Of Glass” ci introduce in un mondo grigio e plumbeo, attraverso dissonanze drone e pesantezza death metal, che la successiva “Ashes In Bloom” descrive più dettagliatamente. Il blackened death metal dei Nostri riesce ad essere al contempo tecnico e carico di emozioni, suggestioni oscure e inquiete. Un plauso va agli inserimenti di voce pulita, che risulta intensa e non banale accanto ad un growl espressivo, in grado di variare tra la profondità tipicamente death e l’abrasività post-hardcore. I brani – quasi tutti ben oltre i sei minuti di lunghezza – presentano una struttura simile, e questa è l’unica vera pecca riscontrabile in questo lavoro, che resta comunque decisamente interessante. Gli inserimenti atmosferici e i rallentamenti drone/doom si bilanciano molto bene con la brutalità e i tecnicismi, anche grazie alle chitarre, che lavorano contemporaneamente su piani diversi, intersecandosi e sovrapponendosi. La produzione risulta perfetta per questo mix di stili, e il risultato è fresco e aperto, ma sufficientemente corrosivo. Volendo dare qualche riferimento, gli Ulcerate sono probabilmente il primo nome che viene in mente (non a caso i quattro australiani girarono l’Europa aprendo per il combo neozelandese quando ancora, due anni fa, non avevano pubblicato che un paio di canzoni su demo), ma anche Altar Of Plagues e Neurosis sono certamente da annoverare tra le influenze. Chiude il disco la lunga “Ruin”, che contiene tutti gli elementi che abbiamo già citato – oltre ad un inserimento di pianoforte – e termina il viaggio tra echi lontani di una melodia aperta ma comunque tutt’altro che serena. Un buon disco, interessante nonostante in qualche punto tenda ad essere leggermente ripetitivo, che pur non inventando niente è capace di dare un contenuto alla definizione post-metal che sia lontano da trovate hipster e carico di sostanza.

TRACKLIST

  1. Seas of Glass
  2. Ashes in Bloom
  3. Wither
  4. Grief Echoes (Golden Scars)
  5. Mara's Choir
  6. Vessel
  7. Ruin
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