DEPRAVITY – Bestial Possession

Pubblicato il 15/11/2025 da
voto
7.0
  • Band: DEPRAVITY
  • Durata: 00:38:47
  • Disponibile dal: 21/11/2025
  • Etichetta:
  • Transcending Obscurity

Introdotti splendidamente da un artwork di Paolo Girardi, i Depravity si riaffacciano sul mercato a cinque anni di distanza dal precedente “Grand Malevolence”, confermandosi un gruppo che, in un’epoca di immaginari death metal spesso avvolti da atmosfere mistiche e produzioni sporche, preferisce approcciare il genere utilizzando altre chiavi di lettura, radicate nella tradizione sonora del decennio 1998-2008.
A conti fatti, non vi è nulla di criptico o indecifrabile nella maniera in cui i cinque australiani, veterani della scena attivi in realtà come Iniquitous Monolith, Impiety e Devouror, concepiscono e interpretano la loro musica, e proprio in questa caratteristica – in fondo – risiede il bello di un disco come “Bestial Possession”, compendio di tecnica, orecchiabilità e ferocia che, se da un lato vive di derivazione, dall’altro sa anche come mettere in fila una serie di brani efficaci e divertenti.

Un flusso che parte dalla lezione dei ‘soliti’ Morbid Angel, passa per i Decapitated di “The Negation” e finisce dalle parti di Aeon e Hour of Penance, e che ribadisce la capacità dei Nostri – almeno nei momenti più a fuoco e ispirati – di confezionare vere e proprie minihit, facendo leva su un songwriting a cui non interessa affastellare riff e blast-beat a casaccio o calcare la mano sulle doti strumentali dei singoli, bensì imprimersi in canzoni fluide, rotonde e di senso compiuto, quasi ‘pop’ per la loro solidissima struttura strofa-ritornello-strofa.
Musica che, appunto, si disinteressa all’introspezione e ai viaggi mentali (del resto, anche i titoli parlano chiaro, vedasi “Eunuch Maker”, “Rot in the Pit” e “Aligned with Satan”), buttandola sul fisico senza tuttavia rinunciare a quel gusto e a quella fantasia indispensabili per mantenere viva l’aggressione, con il finale di “Call to the Fallen”, profondo, melodico e controllato, a dimostrare poi come non di soli bagni di sangue viva la formazione di Perth.

Il risultato è un’opera con almeno due/tre episodi sopra la media (l’opener “Engulfed in Agony”, le suddette “Eunuch…” e “Call…”) e che, complice una durata più contenuta rispetto a quella del full-length del 2020, invita l’ascoltatore a tornarci su volentieri, non mancando praticamente mai di farsi portavoce dell’amore verso il genere dei suoi autori e della conseguente cura per i dettagli e le dinamiche ravvisabile dall’inizio alla fine della tracklist.
Non un ritorno che ambisce a spostare gli equilibri del filone o reinventare la ruota, ovviamente, né il lavoro che farà guadagnare ai Depravity molti fan in più, ma un album onesto, di quelli che alimentano positivamente il circuito underground, consigliato a coloro che stravedono per i nomi citati e che – quando il riff è azzeccato – non si preoccupano troppo di ciò che non suona caratteristico o personale.

 

TRACKLIST

  1. Engulfed in Agony
  2. Eunuch Maker
  3. Call to the Fallen
  4. Awful Mangulation
  5. Rot in the Pit
  6. Aligned with Satan
  7. Blinding Oblivion
  8. Legacy
  9. Catastrophic Contagion
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.