8.0
- Band: DER WEG EINER FREIHEIT
- Durata: 00:43:12
- Disponibile dal: 12/09/2025
- Etichetta:
- Season Of Mist
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“Nokturn” ha rappresentato un vero punto di svolta per i Der Weg Einer Freiheit: se già le pubblicazioni precedenti avevano dapprima svelato e quindi consolidato il talento della formazione tedesca, facendole salire gradatamente gli scalini verso la fascia alta del post-black metal, l’album edito nel 2021 li ha portati su un altro piano.
Li ha fatti uscire dagli steccati talvolta rigidi entro i quali avevano operato fino a quel momento, schiudendo possibilità espressive più disinvolte, ariose, contaminate, senza snaturarsi o recidere i ponti con quanto di buono già prodotto in precedenza.
Le velleità atmosferiche, orientamenti compositivi più coraggiosi e imprevedibili, tonalità melodiche in parte inconsuete avevano condotto la creatura di Nikita Kamprad – unico compositore e mente dietro ogni singolo aspetto della band – in un luogo artistico dove soggiornano coloro che hanno superato l’eccessivo ossequio per il genere di appartenenza e provano ad andare oltre, inventando un proprio linguaggio, dando libera forma al proprio pensiero senza preoccuparsi troppo di cosa penseranno gli altri.
“Innern” per fortuna non perde quella verve e non torna indietro nel sentiero di crescita, andando nuovamente a dare slancio a una forma di black metal possente, tempestosa, ma segnata da svolte, piccole fratture, incisi che spezzano l’assedio sonoro; l’album denota quindi una forte pulsione al trasformismo, riprendendo alcune soluzioni di “Nokturn”, in altri casi distaccandosene, pur possedendone la medesima indole camaleontica.
Le parentesi ariose, meditative, più sofisticate, rimangono ben coese rispetto al dominante fraseggiare black metal: i Der Weg Einer Freiheit cercano gli estremi, spingendo spesso sull’acceleratore e dando risalto alla propria componente più ferina, per poi stemperare i toni, arieggiare il suono, far vibrare l’anima di emozioni più fragili.
La lunga e vibrante “Marter” presenta tutte le caratteristiche salienti dell’album, conducendoci in un viaggio dalle mille svolte, tortuoso ma con una direzione precisa, presentando una felice alternanza tra sprazzi collerici e sezioni più leggere e ritmate, in un ondeggiare di sensazioni che può ricordare il lavoro degli Harakiri For The Sky: della compagine austriaca – mai in effetti troppo distante stilisticamente da quella originaria di Würzburg – Nikita Kamprad va a pareggiare sia l’energia, che il turbinio emozionale, tra scoppi di frenesia e la necessità di dare respiro e un pizzico di orecchiabilità alla musica.
L’alone dark, gli inserti neofolk e le aperture più malinconiche di “Nokturn” ci sono ancora ed intervengono in modalità in qualche modo affini ma non così aderenti a quanto fatto ascoltare nel 2021.
“Innern” si permette un andamento complessivamente più arcigno e a tratti veramente indemoniato, andando a cercare in arrangiamenti elaborati e solenni ed armonie di sottofondo i suoi elementi di maggior finezza. Se nel precedente lavoro Kamprad ricercava all’esterno nuovi modi espressivi, in questa occasione pare stare maggiormente all’interno di un alveo già noto, ricombinandone le peculiarità per ottenere qualcosa di egualmente inebriante.
Ecco allora che “Xibalba” propone un avvio veramente feroce e con alcune crudezze figlie di un black metal più datato, mentre nella sua fase conclusiva si schiude a uno straniante incrocio di soundscape eterei, arie gotiche, sognanti voci pulite e quel misticismo notturno udito nel disco di quattro anni fa.
Proprio con l’avanzare nella tracklist il sentire melodico del leader fuoriesce maggiormente, tramite sonorità meno aggressive, se non addirittura distanti dal black metal. Molto buona da questo punto di vista “Fragments”, imperniata inizialmente su trame elettroacustiche – tra sentori opethiani e sensazioni che rimandano al black metal cascadico, tra Wolves In The Throne Room e Panopticon – e una bella interpretazione in voce pulita di Kamprad. Un brano che va successivamente a virare altrove, tra accelerazioni brucianti, vocalizzi ‘norvegesi’ a intrecciarsi ad altre urla in pulito e un clima improvvisamente apocalittico, mentre dopo un altro episodio strumentale del filone “Finisterre” – “Finisterre III”, due intensi minuti di solo pianoforte – è il tempo di accomiatarsi dall’estremismo per accogliere la triste compostezza di “Forlorn”. Una traccia ovattata, sospesa nel vuoto, frutto di un felice dialogo tra sintetizzatori, un pizzico di elettronica e l’efebica voce principale.
Una conclusione non dissimile da quella avvenuta con “Haven” nell’album precedente, a segnare una prosecuzione nel modo di sviluppare i propri lavori da parte dei Der Weg Einer Freiheit. Una band che ci appare ancora più brillante nel maneggiare le proprie idee e uscita totalmente dal cono d’ombra di altre formazioni più famose e celebrate nel filone post-black metal. “Innern” si candida come una delle migliori uscite black metal del 2025, a prescindere dai sottogeneri.
