DERAIS – Of Angel’s Seed and Devil’s Harvest

Pubblicato il 21/07/2017 da
voto
7.0
  • Band: DERAIS
  • Durata: 00:44:47
  • Disponibile dal: 04/05/2017
  • Etichetta:
  • Van Records

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Fitto l’alone di mistero circondante i Derais. Si sa che sono tedeschi, null’altro. Il nome del gruppo è un omaggio all’equivoca figura del nobile francese del ‘400 Gilles de Rais, artefice di una vita dissoluta, divenuta tristemente famosa per eccidi di cui la storia ufficiale non hai saputo dare un’interpretazione netta e definitiva. In quattro tracce, tutto quello che riusciamo a sapere è quanto i musicisti coinvolti amino il buio, ciò che nasconde, quali immonde visioni possa provocare e quanta angoscia cresca, proliferi, banchetti nell’animo quando si ha la percezione del pericolo, ma esso rimane perennemente fuori dalla nostra portata e comprensione. È un funeral doom particolarmente ermetico quello che ascoltiamo in “Of Angel’s Seed And Devil’s Harvest”, album che fa montare inquietudine attraverso un processo di accumulo paziente, certosino, frutto di una progettualità precisa. Due tracce più brevi, una in apertura e l’altra in chiusura, fungono da introduzione e (parziale) decompressione per quanto sta nel mezzo. Ovvero due lanci senza paracadute nel nulla della disperazione e della solitudine, concepiti per essere accidentati sentieri di tortura ed espiazione. Una particolarità che aumenta il fattore di disturbo e fa vivere in una sensazione di perenne scomodità nell’assaporamento del disco, è l’affidare i vocalizzi quasi esclusivamente a sample, comprendenti voci femminili, maschili, recitati, screaming, dialoghi che sembrano provenire da vecchie pellicole cinematografiche, parlati che vanno per conto loro, senza contiguità logica l’uno con l’altro e slegati dalla musica. Questa invece scorre più lineare, scarna ma elegante, con lunghi riff che, nei primi minuti di “Hellbless”, sfociano addirittura in toni angelici, riprendendo motivi degli Ea o degli Skepticism ed Evoken più ariosi. Proseguendo, le chitarre si gonfiano e anneriscono, riverberi e scricchiolii si posano come catrame su di noi e ci soffocano, lentamente. Le voci emergono quasi annaspando, penano per disseppellirsi dall’afflitto dialogo chitarristico. La matassa sonora, segnata da riff lunghi e rivestiti di un gelido alone gotico nelle fasi iniziali, si discioglie in corso d’opera, in panorami vasti, terrei, preda di commistioni con ambient e drone, che non dilagano in pause rarefatte. Piuttosto, aumentano l’idea di disordine che si fa strada nei finali di “Hellbless” e “White Night”. La batteria partecipa al baccanale, partono colpi sconnessi, sezioni turbinanti prendono il posto di misurati battiti; il gracchiare vocale cresce, mentre il doom si fonde al rumore bianco, portando a un climax apocalittico. Quasi una colonna sonora “Of Angel’s Seed And The Devil’s Harvest”, un monumento all’atrocità narrato a sussurri, biascicato in linguaggi che lasciano molto di non detto e poco svelano. Una leggera ridondanza e un piccolo senso d’incompiutezza frenano la valutazione, ma se volete ascoltare qualcosa di veracemente lugubre e capace di farvi venire i sudori freddi, i Derais devono assolutamente entrare nelle vostre playlist.

TRACKLIST

  1. Angel's Seed
  2. Hellbless
  3. White Night
  4. Devil's Harvest
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