5.5
- Band: DEREK SHERINIAN
- Durata: 00:39:43
- Disponibile dal: 23/03/2009
- Etichetta:
- Inside Out
- Distributore: Audioglobe
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Derek Sherinian è un artista che polarizza notevolmente gli animi. Non è possibile rimanergli indifferente: o lo si ama o lo si odia. E tutto questo accade nonostante non si tratti di un artista poi così influente, essendo sempre arrivato ad un passo dalla vera affermazione, ed immancabilmente arrestato nel suo cammino quando il ruolo di semplice supporto cominciava a stargli stretto. Tastierista di Alice Cooper e Kiss prima (divenuti famosi non certo per le parti ai tasti bianchi e neri), sostituto di Kevin Moore nei Dream Theater poi, la carriera di Derek si è sempre basata su curriculum altisonanti, collaborazioni di prim’ordine con i suoi numerosi progetti, ma raramente si è potuta emancipare per chissà quale qualità musicale. E poco cambia col nuovo lavoro solista di Sherinian, “Molecular Heinosity”, che continua il discorso intrapreso con i precedenti lavori, dove elemento di richiamo erano le numerose collaborazioni (da Zakk Wylde a Malmsteen), piuttosto che un reale bisogno di ascoltare qualcosa di nuovo. Progressive rock/metal tastieristico, prettamente strumentale (ad eccetto della conclusiva e ottima “So Far Gone”, un vero e proprio tributo ad Ozzy su cui svetta la classe grossolana di Zakk Wylde), che stuzzicherà esclusivamente i palati dei progster più convinti, e che infastidirà inevitabilmente chi cerca qualcosa in più dalla musica che un mero sfoggio di tecnica. Ammesso che Sherinian ce l’abbia tutta questa tecnica. Perchè dai solchi del cd in questione le vere perle di virtuosismo arrivano dai comprimari, non certo dal tastierista, la cui perizia strumentale spesso viene giudicata sempre partendo dal presupposto che “se ha suonato nei Dream Theater ci sarà un motivo”. Un plauso quindi a Virgil Donati, al già citato Wylde, ai grandi Tony Franklin e Rusty Cooley, ed una tirata di orecchi al buon Sherinian. Niente di nuovo sotto il sole, quindi, eccetto tre pezzi: “Frozen by Fire” (varietà e potenza), “Molecular Intro” (un ottimo solo di chitarra malmsteeniano) e la già segnalata “So Far Gone”. Complessivamente, però, non ci siamo.
