6.0
- Band: DESERTED FEAR
- Durata: 00:40:00
- Disponibile dal: 25/04/2025
- Etichetta:
- Testimony Records
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Con “Veins of Fire”, i Deserted Fear tornano a farsi sentire con un nuovo capitolo della loro carriera, segnando un passaggio significativo dalla colossale Century Media alla ben più piccola Testimony Records. Questo cambio di etichetta fa pensare che la band tedesca non sia mai riuscita a sfondare davvero nel circuito internazionale, anche se la sua perseveranza non è mai stata in discussione. La formazione continua quindi a insistere con un nuovo full-length, cercando di consolidare quella nicchia che a fatica si è ritagliata, soprattutto nella scena locale, dove solitamente il supporto dei fan tende a essere incondizionato, mantenendo in vita progetti che altrove probabilmente faticherebbero ad andare avanti.
L’album segna anche una nuova evoluzione nel sound del trio, con una vena melodic death metal ‘moderna’ mai così pronunciata, caratterizzata da ritmiche molto controllate e un incessante duello tra le chitarre, sempre alla ricerca della melodia più sinuosa. Il primo singolo, “The Truth”, incarna perfettamente questa nuova direzione: un groove rotondo e orecchiabile che richiama gli In Flames del periodo di transizione tra la militanza underground e la svolta “da stadio”. Ogni brano del disco sembra in effetti inseguire con ostinazione il motivo vincente e il ritornello efficace, con richiami palesi agli In Flames della fine degli anni Novanta e inizio Duemila, quelli di hit come “Only for the Weak” e simili, per intenderci.
Proprio alla luce di questo rinnovato approccio, si fa presto largo la sensazione che il problema principale di “Veins of Fire” sia nella sua eccessiva ripetitività. L’album non accelera mai, le tracce si muovono costantemente su midtempo, cercando sempre il guizzo melodico piacione (nonostante la voce del chitarrista Manuel Glatter rimanga ruvida e graffiante), per una sensazione generale di perenne sospensione. Si ha l’impressione che i Deserted Fear vogliano sfornare una hit immediata alla pari di quelle dei loro maestri, ma senza mai riuscirci pienamente. Per trovare un episodio che si distacchi un minimo dalla formula dominante, bisogna attendere la penultima traccia, “We Are One”, dove la sezione ritmica finalmente si concede qualche libertà in più, mentre per il resto l’album procede senza particolari sussulti a livello ritmico, incapace di uscire dal suddetto schema all’insegna di groove e ricami di chitarra solista.
Il problema dei Deserted Fear sembra insomma risiedere in un approccio un po’ ingenuo: non solo partono da uno stile un po’ démodé, che ha già vissuto il suo apice anni fa, ma non riescono nemmeno a vivacizzarlo con una forte dose di ispirazione. Forse il recente exploit dei The Halo Effect li ha spinti su questa strada, ma la differenza tra i due gruppi è netta: i veterani svedesi hanno esperienza, mestiere e una sensibilità pop decisamente più spiccata. I Deserted Fear, invece, sembrano muoversi con il freno a mano tirato, restii ad abbandonarsi a un po’ di sana energia che avrebbe potuto salvare il disco da un’eccessiva piattezza.
In definitiva, “Veins of Fire” è un album che nel suo insieme si lascia ascoltare e che regala qualche traccia piacevole, come “Blind” ed “Embrace the Void”, ma soffre di una ripetitività eccessiva che lo rende presto poco incisivo. Gli stessi In Flames di quei tempi, accanto agli episodi più orecchiabili, piazzavano brani aggressivi come “Food for the Gods” o “Bullet Ride”. I Deserted Fear, al contrario, non solo non riescono a tirare fuori singoli di grande calibro, ma oggi sembrano anche incapaci di imprimere un po’ di vera energia vitale alla loro musica. Il risultato è un capitolo onesto, ma che difficilmente lascerà il segno nella scena melodic death metal attuale.
