DESOLATE SHRINE – Fires Of The Dying World

Pubblicato il 22/03/2022 da
voto
7.5
  • Band: DESOLATE SHRINE
  • Durata: 00:46:26
  • Disponibile dal: 25/03/2022
  • Etichetta:
  • Dark Descent

Spotify:

Apple Music:

Strana creatura, i Desolate Shrine. Da che ha iniziato a muovere i propri passi nell’underground scandinavo, il progetto del polistrumentista LL – spalleggiato nel comparto vocale da MT dei Sargeist e da RS dei Lie In Ruins – è finito in un limbo che negli anni non gli ha mai permesso di compiere il ‘salto’ di gente come i compagni di etichetta Krypts e Undergang, risultando troppo progressivo per chi vede l’old-school death metal unicamente come una forma di istinto e primordialità e, di contro, suonando troppo monolitico e brutale per coloro che amano farsi sedurre dagli sfaccettati orditi di Chapel of Disease, Sweven e Venenum.
Raggiunto oggi il traguardo del quinto full-length, è però evidente come al terzetto di Helsinki questa dimensione stia assolutamente a genio, e che anche quando le trame della sua musica decidono di farsi più lineari (come in questo caso) il risultato finale non potrà che essere corrotto da un’atmosfera orrorifica e sibillina che ne renderà meno immediata l’assimilazione. Sembra infatti che “Fires Of The Dying World” sia nato dall’esigenza del leader, anche mente dei pazzeschi Convocation, di recuperare parte dell’aggressività dell’esordio “Tenebrous Tower”, finora il disco nel quale le influenze della vecchia scena finnica (Abhorrence, Demigod, Purtenance, ecc.) godevano di maggiore spazio, e ciò si traduce in un’opera decisamente più compatta degli ultimi “Deliverance from the Godless Void” e “The Hearth of the Netherworld”. Non a caso, la tracklist si mantiene entro i tre quarti d’ora di durata, minutaggio durante il quale i Nostri flettono con insistenza i muscoli per una serie di riff e ritmiche che di cerebrale e visionario hanno ben poco, e che ci riportano davvero alle origini del movimento, senza che giochi di stratificazione e ripetizione rendano in qualche modo più sfuggente l’operato delle chitarre. L’approccio cinematografico e narrativo, la volontà di sviscerare una tenebra carica di spettri e suggestioni, non sono stati comunque abbandonati, e si manifestano non appena le contaminazioni black e doom vengono portate in evidenza, dilatando le trame fino a dare all’ascoltatore l’impressione di annegare in un baratro privo di luce e di appigli, nel quale anche un break pianistico o un intervento di chitarra acustica suonano in maniera tutt’altro che conciliante.
Non tutto è a fuoco, dal momento che questa alternanza di stili e registri rende alcuni passaggi lievemente macchinosi, ma l’esperienza nel suo complesso è e resta degna di nota, con episodi come “Echoes in the Halls of Vanity” e – soprattutto – “Cast to Walk the Star of Sorrow” a ribadire le doti interpretative di LL e compagni.

TRACKLIST

  1. Intro
  2. Echoes in the Halls of Vanity
  3. The Dying World
  4. The Silent God
  5. 5Cast to Walk the Star of Sorrow
  6. My Undivided Blood
  7. The Furnace of Hope
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.