7.0
- Band: DESTROYING THE DEVOID
- Durata: 00:46:26
- Disponibile dal: 08/19/2016
- Etichetta:
- Unique Leader
- Distributore: Audioglobe
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I Destroying The Devoid altro non sono che il nuovo progetto di Craig Peters, ovvero uno dei membri fondatori degli Arkaik, nonché attuale chitarrista dei Deeds Of Flesh. Facile immaginare dunque che “Paramnesia” esca proprio sotto l’egida della Unique Leader di Erik Lindmark (fondatore sia dell’etichetta che dei Deeds Of Flesh). Facilmente intuibile è anche la proposta di questa one-man-band, ovvero un techno death accostabile tutto sommato a quanto di buono fatto da Craig negli Arkaik. In questo progetto però, il tuttofare californiano si è voluto sbizzarrire e, crediamo, anche un po’ divertire, dando libero sfogo a tutte quelle che sono le sue influenze e la sua mente musicale istrionica. Ad esempio vediamo che in questa release, diversamente da quanto avviene nella maggior parte degli album di questo genere, viene data molta importanza all’uso delle tastiere, che spesso e volentieri diventano vere e proprie protagoniste nei brani. I numerosi interventi tastieristici donano a “Paramnesia” uno spirito spesso abbastanza surreale e barocco, a tratti ci pare di trovarci alle prese con i Dimmu Borgir, o i Cradle Of Filth, con questi innesti così gotici, e talvolta anche un po’ fiabeschi. In altri momenti, invece, ci sono venute in mente le orchestrazioni dei Septic Flesh prima e dei Fleshgod Apocalypse poi, anche se, in tutta onestà, non sempre abbiamo trovato lo stesso gusto e la stessa capacità di amalgamare il tutto, facendolo sembrare perfettamente naturale e coerente. Ci sentiamo di dire che ci troviamo tra le mani uno di quegli album che si può amare alla follia oppure detestare con la stessa intensità, poiché da un lato rompe molti degli schemi canonici del death metal, sentendosi certamente più a proprio agio in un ideale “scaffale” di progressive metal (estremo). Se dovessimo citarne un difetto, probabilmente diremo quello di essere un po’ troppo autocelebrativo e poco energico. Dall’altro è certamente un lavoro ricco di ambizione e capacità (tecniche, strumentali e compositive) e, se riuscirete ad indovinarne la chiave di lettura, siamo sicuri che vi potrà regalare molte soddisfazioni. Oggettivamente si tratta di un disco suonato con perizia e intelligenza, un progetto che, se siete amanti del genere, non potete perdervi. Nota conclusiva, ma non per questo meno importante, il trittico finale merita comunque un attento ascolto e da solo varrebbe buona parte della valutazione.
