9.0
- Band: DESTRUCTION
- Durata: 00:37:30
- Disponibile dal: 30/05/1988
- Etichetta:
- Steamhammer Records
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“Release From Agony” può essere considerato l’album più importante per la storia dei Destruction. Per tanti motivi. Con questo full length la band passa ad una formazione a quattro elementi (già testata sull’EP “Mad Butcher” pubblicato un anno prima), qui il sound cambia e lo stile si complica ulteriormente, ma è anche l’ultimo atto di Schmier con i ‘suoi’ Destruction (almeno per gli anni ’80). Non solo, “Release From Agony” è anche l’album che più degli altri ha diviso nei giudizi critica e pubblico. E ancora: per la sua unicità, questo album potrebbe persino essere considerato il miglior lavoro del quartetto teutonico. Al contrario, la copertina potrebbe attestarsi nelle primissime posizioni dei peggior lavori grafici di sempre: mostruosa e ripugnante in tutti i sensi, eppure riproduce alla perfezione uno spaccato dell’atmosfera morbosa e malata di “Release From Agony”. Iniziamo a parlare del sound: si riparte dall’EP “Mad Butcher”, da un muro di chitarre compatto, ma dal timbro più opaco. Le chitarre non stridono più come su “Eternal Devastation”, ora sono più secche e più oscure. Il riffing a sua volta si contorce, rallenta e diventa soffocante: probabilmente i Destruction, band piuttosto tecnica anche se lontana dagli standard del techno-thrash statunitense, offrono le soluzioni più intricate di tutta la loro discografia prodotta fino a questo momento. Il ritmo dei brani cala sensibilmente, ma i Destruction riescono a produrre su questo loro terzo full length album un’atmosfera irripetibile, ad iniziare dalla breve introduzione “Beyond Eternity”. I ritmi sono cadenzati, il riffing è articolato eppure i Nostri picchiano duro come un martello e non si può certo dire che i brani manchino d’energia. Stavolta però l’energia è diversa, è assai più negativa, è contaminata da uno strano senso di disagio estremo, un feeling insano che si annida in tutti i capolavori di questo grande LP, a partire da “Sign Of Fear”. Schimier, per esacerbare l’atmosfera, estremizza il proprio cantato rendendolo più acido del solito, a tratti quasi deviato. Impossibile trovare un altro LP con un’atmosfera simile, se poi lo stile non è quello con cui la band aveva stregato un po’ tutti nelle release precedenti poco importa: prima del tracollo c’è stata l’esplosione ai massimi livelli di Schmier e compagni. Un capolavoro nato dalla sofferenza.
