DESTRUCTION RITUAL – Providence

Pubblicato il 23/09/2025 da
voto
8.0
  • Band: DESTRUCTION RITUAL
  • Durata: 00:42:52
  • Disponibile dal: 12/09/2025
  • Etichetta:
  • Norma Evangelium Diaboli

Da che mondo è mondo, ci sono dischi attesi lungamente, il cui avvicinarsi è scandito da anticipazioni e chiacchiericcio, e altri che invece ci piombano addosso come una lama nel buio, non lasciandoci quasi il tempo di reagire alla loro esplosione di violenza, rabbia e malessere.
La Norma Evangelium Diaboli si è ormai specializzata in uscite di questo tipo, affrancandosi dalle logiche della promozione ‘regolare’ in favore di un effetto sorpresa che suona spesso come un maleficio, un peccato antico pronto a corrompere l’ascoltatore di turno con la sua essenza depravante, e il debut album dei Destruction Ritual rispecchia appieno la regola descritta.
Un progetto nato tra Francia e Stati Uniti nel 2020, autore di un demo l’anno successivo e formato da veterani della scena black metal che qui, come allucinati, fanno convergere le loro idee in un suono ora caustico e militante, ora denso e rarefatto, la cui struttura appare sospesa su un abisso dove – dal minuto uno – passato e presente del genere si mescolano e si confondono senza soluzione di continuità, fino all’annichilimento.

Arafel e TerrorReign alle chitarre (quest’ultimo visto in Necroblood e Impure Ziggurath), MkM al microfono (Antaeus, ex Aosoth) e Blastum alla batteria (Ritualization, Merrimack) entrano quindi a gamba tesa su una scena da qualche tempo dava un po’ l’impressione di languire, almeno in termini di lavori in grado di ferire e disturbare nel profondo, e il loro raid – forse proprio perché inatteso – è di quelli che colpiscono immediatamente per rigore, intensità e disagio, onorando la fama del marchio NoEvDia e confezionando una tracklist destinata a resistere all’approccio fast food del mercato contemporaneo, in cui la smania di consumare prevale spesso sul desiderio di approfondire.
In un modo che sa più di affermazione identitaria che di scelta scontata, “Providence” sceglie di condurci in pieno territorio transalpino, nei corridoi freddi, lugubri e tossici di una scuola che proprio grazie ai suddetti Antaeus e Aosoth ha centrato alcuni dei suoi exploit migliori, imbastendo una narrazione implacabile sia nei momenti di pieno che in quelli di vuoto.
È una musica che un momento prima, intersecando chirurgicamente riff ossessivi e ritmiche uniformi, scarnifica il corpo, e che quello dopo, ricorrendo a sample inquietanti, riverberi atmosferici e gocce di melodia, oblitera la mente, con la vocalità inconfondibile di MkM – qui più strisciante e declamatorio del solito – a fungere da guida per una serie di composizioni dense, lunghe e dal moto ipnotico, le quali evocano immagini che potremmo anche ricondurre all’estremismo visivo di film come “Martyrs” e “À l’intérieur”.

Un ascolto che rifugge qualsiasi tipo di pace o conciliazione, e che non ci stupiremmo se una nicchia di pubblico reputasse necessario, vista l’inattività discografica di molti leader del movimento francese, dagli Antaeus, il cui “Condemnation” risale ormai al 2016, agli Arkhon Infaustus, anch’essi spariti dai radar dopo la pubblicazione dell’EP “Passing the Nekromanteion” (2017).
In definitiva, a chi è cresciuto con un certo tipo di immaginario musicale, o a coloro che – anzitutto – intendono il black metal come un processo di autodistruzione catartica, episodi del calibro di “Decaying Mask of Remorse”, “Washed Away Sins” e “Closure” (il disco si chiude in crescendo) non suoneranno affatto indifferenti, disegnando un reticolo di cicatrici mentali da ammirare, minuto dopo minuto, con un misto di ossequio e terrore. Esperienza da provare.

TRACKLIST

  1. Providence
  2. Pride & Corrupted Dreams
  3. Gone Days of Splendor
  4. Decaying Mask of Remorse
  5. Washed Away Sins
  6. Closure
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