8.5
- Band: DESTRUCTION
- Durata: 00:19:33
- Disponibile dal: 03/09/1984
- Etichetta:
- Steamhammer Records
Spotify:
Apple Music:
Il music business è cambiato radicalmente negli ultimi vent’anni. Adesso gli album si possono scaricare e comprare da internet (cosa sconosciuta negli anni ’80), ma una volta non era così. Gli adolescenti di allora, perché per lo più i thrasher erano gli adolescenti degli anni ’80, con le poche lire in tasca potevano permettersi ben pochi LP. Ma l’atto dell’acquisto era un momento importante ed in certi casi memorabile, anzi, talvolta indimenticabile. Acquistare all’epoca un EP del calibro di “Sentence Of Death” resta un atto indelebile. E non c’è niente di esagerato nel dire tutto questo. Tre tipi poco affidabili completamente coperti di borchie e pallottole: una copertina decisamente irresistibile, un EP da acquistare a scatola chiusa. Chi l’ha fatto di certo non è rimasto deluso da questo azzardo: il primo vagito dei Destruction è davvero entusiasmante. Pochi gruppi possono contare su un cantante dal timbro di voce così stridulo e acido, un timbro di voce che farà la fortuna del cantante/bassista Schmier e dei suoi Destruction. Già su questo EP i Nostri forgiano quello che negli anni diventerà il loro tratto caratteristico, il loro classico thrash sound. “Total Desaster” è un loro brano simbolo perché contiene tutte le caratteristiche che faranno grande la band teutonica. L’impatto è devastante e i suoni, seppur limpidi, brillano di una luce sinistra ed emanano un pathos decisamente infernale. Il sound è indiavolato ed il thrash dei Destrucion ha chiari riferimenti a band dannate quali Venom e Celtic Frost, ma la band di Schmier già in questi scarsi venti minuti riesce a scolpire uno stile particolare che segnerà la storia di questo genere musicale. Tutti i brani concedono poche pause, il ritmo è sempre serrato, il cantato acido di Schmier non fa altro che estremizzare il sound della band mentre il riffing di Mike si presenta da subito discretamente articolato, e sul quale poi vengono inseriti interessanti assoli di chitarra. L’inizio, soprattutto, di “Mad Butcher” ha fatto scuola, le scale utilizzate dai Destruction (anche in seguito in brani come “Curse The Gods”) in modo semplice ma sinistro resteranno a lungo impresse nei cuori dei fan e saranno un altro segno di distinzione del trademark di questo combo. Forse il brano meno incisivo è “Black Mass”, ma nulla toglie al giudizio complessivo che rimane eccelso per un EP di esordienti che ha inciso la storia del thrash metal.
