DESULTORY – Counting Our Scars

Pubblicato il 18/01/2011 da
voto
8.0
  • Band: DESULTORY
  • Durata: 00:41:35
  • Disponibile dal: /11/2010
  • Etichetta: Pulverised Records
  • Distributore:

La primavera svedese pare non avere fine: infatti, dopo i ritorni eccellenti di Unanimated ed Interment avvenuti negli ultimi venti mesi, è ora il turno dei sottovalutati ma eccezionali Desultory! I nostri infatti fecero parte della prima ondata del death svedese, essendo nati a Stoccolma nel 1989 e, a differenza dei più noti Entombed, Dismember e Grave, furono tra i pochi a distaccarsi quasi subito da quei cliché che fecero mitica la scena: al posto delle chitarre a motosega e dei riffing pesantissimi, Klas Morberg e soci preferivano utilizzare un approccio più scarno, diretto e veloce, meno pesante e più cupo e melodico, ponendosi nella scia di At The Gates ed Eucharist. Dopo i primi due album eccezionali, la band tentò di ammodernare il proprio sound con l’inefficace “Swallow The Snake” e poi si sciolse, dando vita nel contempo agli Zebulon, i quali però non avevano nulla a che fare con il death. “Counting The Scars” arriva quindi come un fulmine a ciel sereno, andando a recuperare quegli stilemi elaborati ormai quasi vent’anni orsono ed ammantandoli di una produzione moderna ed efficace che li rende perfetti anche per i giorni nostri. Sin dall’iniziale “In A Cage” si capisce che il tempo pare essersi fermato per il quartetto svedese: le cavalcate squisitamente death si alternano a delle melodie darkeggianti ed una voce che alterna scream e semi-growling in maniera ottimale ci guida con sicurezza all’interno dell’universo Desultory. Il riffing iniziale partorito da Hakan Morberg è addirittura da manuale del genere, tanto è perfetto nella sua classicità! Le accelerazioni ritmiche operate da Thomas Johnson sono le stesse che due decenni fa hanno contribuito ad influenzare una miriade di band. Tutte le nove canzoni presenti in “Counting The Scars” si muovono sulla stessa falsariga dell’opener, quindi in bilico tra death classico, tentazioni melodiche che non cadono mai nello stucchevole (quasi nulla a che vedere con le band di Gotheborg ed epigoni vari) e mood oscuro e quasi malinconico che impreziosisce le composizioni. Pur essendoci numerosi passaggi in up tempo, i ragazzi sono bravi a non abusare della soluzione e a creare numerosi cambi di ritmo, tutti funzionali ai vari brani e mai utilizzati a casaccio. Sopra tutto e tutti si ergono le prove di Hakan Morberg, che compie un lavoro magistrale alla chitarra, rispolverando riff classicissimi e non rinunciando mai allo spunto solista vincente e di Thomas Johnson dietro le pelli, che riesce ad essere eccellente motore ritmico ed allo stesso tempo non si priva di quella fantasia esecutiva che rende “Counting Our Scars” ancora più profondo di quanto già non sia. Non c’è nulla da fare: quando una band è dotata di classe, buon gusto e capacità di scrittura il risultato è sempre assicurato, e pare che i Desultory siano tornati proprio per confutare questa semplice regola, indispensabile per creare della buona musica.

TRACKLIST

  1. In A Cage
  2. Counting Our Scars
  3. Ready To Bleed
  4. This Broken Halo
  5. The Moment Is Gone
  6. Uneven Numbers
  7. Dead Ends
  8. Leeching Life
  9. A Crippling Heritage
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