DETH CRUX – Mutant Flesh

Pubblicato il 08/01/2019 da
voto
8.0
  • Band: DETH CRUX
  • Durata: 00:39:54
  • Disponibile dal: 07/12/2018
  • Etichetta: Sentient Ruin
  • Distributore:

L’inopinato successo dei Beastmilk e il loro approdo, ormai tramutatisi in Grave Pleasures, nel circuito dei maggiori festival open air europei, ha riproposto all’attenzione del pubblico metal un genere che al suggerimento di atmosfere tenebrose, spesso mostruose e grottesche, contrappone storicamente chorus, giri melodici e ritmi irresistibili fin dal primo ascolto. Il deathrock e il post-punk di Sisters Of Mercy, Bauhaus, Fields Of The Nephilim è proprio la fonte primaria da cui attingono i Deth Crux per il loro primo album “Mutant Flesh”, arrivato a tre anni da un EP, “Pears Of Anguish”, che aveva fatto circolare solo limitatamente il nome del quintetto di Los Angeles.
Sottoposti all’illuminazione di sgangherati neon pulsanti nella desolazione urbana, vaghiamo spauriti in una città che di glamour e di solare, come appare nell’immaginario popolare/stereotipato che la contraddistingue, non ha proprio nulla. Le frivole gioie della versione diurna e mondana della Città degli Angeli lasciano il posto a un’ambientazione ben più inquietante. Un po’ come se ci fossimo avvalsi di sostanze atte ad alterare quanto la mente decodifica della realtà esterna, portandoci a stravolgere il significato di quello che i sensi normalmente suggerirebbero, “Mutant Flesh” ci regala un viaggio in una Los Angeles lussuriosa, sfrenata, priva di inibizioni, camaleontica e votata agli eccessi. Il senso di pericolo promana immediatamente dagli effluvi sinistri dell’opener “Phantom Blood”, che stranamente è anche il pezzo, assieme alla chiusura di “Yellow Sky”, meno incendiario della tracklist. Quello dove la cupezza inghiotte come una densa melassa e intrappola in un contesto nebbioso, che fa sfumare i contorni degli oggetti e rende effimere le identità di chi ci circonda; il profondo baritonale del singer riporta agli anni di maggior propulsione e ardore del deathrock e le chitarre stridono di rumori licantropi, contornandosi di un’aura fin romantica intanto che sprofondiamo in un incubo colorato e insensato.
Il tambureggiare della batteria accattiva invece che respingere, come resistere al suo richiamo? Con “Spectral Other” il discorso si fa più sfacciato e i Deth Crux ci possono conquistare con tutta la loro potenza e il magnetismo dei riff, che non si fanno problemi a risuonare metallici e sferzanti. Il basso ha un suono grosso e incombente e la batteria scandisce pattern insistenti, anch’essa forte di un suono massiccio e aggressivo. La gommosità dei synth di “Black Abominable Lust” rompe gli argini e dilava ogni dubbio residuo, il martellare sui tamburi tiene alta la tensione mentre le chitarre si dividono fra ritmiche corpose e l’astrazione in suoni alieni e deliranti, donando un particolare gusto fantascientifico alle canzoni.
Il gruppo americano inanella una hit dietro l’altra, candidandosi, se avesse la fortuna di entrare nei cosiddetti ‘giri giusti’, per essere uno di quegli ascolti che non fanno dormire la notte, a causa di motivi così orecchiabili da monopolizzare l’intera attenzione del cervello. Decisiva in questo senso pure l’entrata in scena del sax, che introduce il refrain bollente di “Chrome Lips” e ricompare altrove per esacerbare le sfumature pazzoidi del disco. La titletrack, lineare e collerica, evoca l’immagine di un ballo di zombie in una discoteca abbandonata da decenni, che si riaccende di non-vita grazie alla musica dei Deth Crux. Non è difficile riscontrare una certa fascinazione per Misfits e Turbonegro, anche se poi il gruppo sa allargare il raggio d’azione e portarsi verso un incalzante lirismo (la spettacolare “Xenophilia”), oppure arrendersi al suo lato gothic rock (“Persephone Is Half Human”), infine rallentare e disfarsi totalmente in un’altra creatura, completando appunto la ‘mutazione’, nelle lunghe dilatazioni della soffocante “Yellow Eyes”. Un esordio folgorante, “Mutant Flesh”, meritevole di diventare un morbo contagioso per tutti i metaller fanatici di Beastmilk/Grave Pleasures.

TRACKLIST

  1. Phantom Blood
  2. Spectral Other
  3. Black Abominable Lust
  4. Chrome Lips
  5. Mutant Flesh
  6. Xenophilia
  7. Lycantropic Prostitution
  8. Persephone Is Half Human
  9. Exploited Apparition
  10. Yellow Sky
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